Biografia
Il “Premio Letterario Galeazzo di Tarsia” è stato istituito dall’Associazione Turistica Pro Loco di Belmonte Calabro nell’anno 1993, sotto il patrocinio della Rivista “Calabria Letteraria” e dell’Amministrazione comunale, allo scopo di valorizzare la figura e l’opera di Galeazzo di Tarsia (1520 – 1553), poeta petrarchista che scrisse le sue “Rime” nel castello di Belmonte suo feudo baronale. A carattere storico – letterario, esso è ormai divenuto un punto di riferimento nel panorama culturale del territorio calabrese poiché unico nel suo genere. Esso prevede, infatti, la presentazione di Saggi inediti su un tema che viene indicato annualmente dalla Giuria, composta da varie personalità della cultura. Grazie all’impegno dell’Associazione, dell’Amministrazione comunale e dell’Amministrazione provinciale, Settore politiche Culturali e Pubblica Istruzione ed al contributo culturale, professionale e umano di altissimo livello dato dai prestigiosi componenti della Giuria che si sono avvicendati nel corso degli anni: il Prof. Giuseppe Rando e il Prof. Emerito Carlo De Frede, Presidenti; il Prof. Luigi De Franco; il Prof. Emilio Frangella; il Prof. Nicola Locandro; il Prof. Francesco Pellegrino; la Prof.ssa Anna Maria Verre; il Prof. Saverio Regasto; l’ Avv. Francesco Regasto; il Prof. Francesco Volpe; il Prof. Michele Bartelli; il Prof. Fausto Cozzetto; il Prof. Michele Borrelli, il Dott. Luigi Franco, la Prof.ssa Rosa Maria De Lorenzo Scialis; il Dott. Gabriele Turchi, Componenti; il Prof. Mario Caligiuri, docente di Pedagogia della comunicazione e Direttore del Master di II livello in Intelligence presso l’UNICAL; la Prof.ssa Donata Laudadio, l’ Avv. Stefania Covello e la Prof.ssa Maria Francesca Corigliano, Membri di diritto, ha allargato il respiro dei suoi temi, da Belmonte Calabro alla Calabria e, da questa, al resto del Paese e dell’Europa, in una linea evolutiva che ha sempre privilegiato la qualità piuttosto che la quantità dei saggi presentati. Attualmente la Giuria è composta dall’ Avv. Carola di Tarsia di Belmonte, discendente del Poeta; dal Prof. Antonello Savaglio, storico e Deputato della Deputazione di Storia Patria per la Calabria; dal Dott. Luigi Bilotto, storico e storiografo dell’arte; dalla Dott.ssa Francesca Curcio, Assessore alla Cultura del Comune di Belmonte Calabro; dalla Prof.ssa Olinda Suriano, docente di Lettere e Filosofia nella Scuola Secondaria di II grado e Socia Pro Loco; dal Prof. Giuseppe Cavallo, Dirigente scolastico; dalla Prof.ssa Marianna Calomino, docente di Italiano, Storia e Geografia nella Scuola Secondaria di I grado. Il Presidente della Pro Loco svolge il ruolo di Coordinatore e Segretario del Premio. La Pro Loco, allo scopo di diffondere e conservare i saggi premiati, ha pubblicato nel luglio 2004 il volume “Tra storia e letteratura”, Atti del Primo Decennio (1993-2003) del Premio “Galeazzo di Tarsia”, e nel luglio 2009 il volume “Tra storia e letteratura 2” – Atti del Premio “Galeazzo di Tarsia” (2004-2008) , entrambi a cura del prof. Fausto Cozzetto, docente universitario e componente della Giuria, editi da Editoriale Progetto 2000 del Dott. Demetrio Guzzardi di Cosenza. Nel 2025 saranno pubblicati gli Atti del Premio dal 2009 al 2024. La XXXII edizione, bandita per l’anno 2026, avrà come tema: “Dal Cantico ai Chiostri, San Francesco d’Assisi e la Calabria francescana”. Anche per il 2026 i premi saranno tre e precisamente: I Premio di € 1.000,00 – II Premio di € 500,00 – III Premio di € 250,00. Novità del 2026, il III Premio sarà assegnato ad una Sezione dedicata agli studenti frequentanti l’ultimo anno delle Scuole Secondarie di II grado. La cerimonia di proclamazione e premiazione dei vincitori si terrà il 25 luglio 2026 nel Centro storico di Belmonte Calabro nella Piazza dedicata al Poeta, alla presenza dei partecipanti, della Giuria, delle autorità politiche e religiose e di rappresentanti del mondo della cultura. Di seguito alcune note informative sul Poeta e sulle “Rime” da lui scritte. Le “Rime” scritte da Galeazzo di Tarsia rimasero inedite per circa settanta anni, fino al 1617, anno in cui Giovan Battista Basile ne curò la prima edizione organica, corredandola di poche ed incerte note biografiche sull’autore. Ma già nel 1585 alcuni sonetti del di Tarsia furono compresi in una raccolta di Rime effettuata da Don Scipione de’ Monti in onore e lode di Donna Giovanna Castriota Carafa, Duchessa di Nocera, e pubblicata in Vico Equense a cura di Sertorio Quattromani. Nel 1783 uscì una seconda edizione riveduta e corretta per opera dell’editore Seghezzi. A questa seguì nel 1758 un’altra edizione a cura del marchese Salvatore Spiriti, arricchita di altri quattordici componimenti ritrovati manoscritti nella biblioteca dei Padri Agostiniani di S. Giovanni a Carbonara. Il Tiraboschi inserì il nome del poeta nella sua “Storia della Letteratura Italiana”. Nell’ottocento studiosi di storia e di cultura calabrese, quali Stanislao De Chiara, il Broccoli, il filosofo Francesco Fiorentino e Francesco Bartelli fecero a gara nella ricerca di dati biografici in documenti d’archivio per diradare il mistero che avvolgeva la vita di Galeazzo di Tarsia. L’ultima edizione del Canzoniere è quella curata dal Ponchiroli nel 1951, a Parigi. Carlo De Frede nel 1963, con la pubblicazione a Napoli del suo studio “Il poeta Galeazzo di Tarsia signore feudale di Belmonte”, ha reso noti importantissimi documenti da lui rintracciati in sapienti ricerche d’archivio e dato la possibilità di una migliore comprensione ed interpretazione delle sue rime. Tranne qualche componimento scritto a Lipari, durante il periodo del suo esilio, e qualche altro sonetto scritto a Napoli, Galeazzo di Tarsia compose le rime nel castello di Belmonte. La quiete e la serenità riposante di Belmonte, quest’ “ermo colle”, come lui lo chiama, la ridente visione dei campi e del mare e il silenzio delle vallate, che mirava dall’alto delle sue torri, costituirono una fonte continua ed inesauribile di ispirazione. Lo provano chiaramente i numerosissimi riferimenti che il poeta fa ai vari luoghi del suo avito feudo. Anzi il tema dominante è quello di voler identificare il suo stato d’animo con l’aspetto, cangiante nel corso dell’anno, del mare, dei campi e dei monti che lo circondano. La produzione del di Tarsia va inquadrata in quel fenomeno letterario che va sotto il nome del petrarchismo. La grandezza ed il pregio dei petrarchisti consisteva nel saper imitare il più possibile il maestro nello stile, nelle parole, nel frasario. Il di Tarsia, nella storia del petrarchismo, ha un’importanza notevole perché, a differenza della maggior parte dei rimatori del suo tempo, non rinunzia alla propria personalità; un carattere complesso il suo, una personalità sdoppiata, con una forte carica di romanticismo ed è tutto questo che rende il suo canzoniere originale. Nulla di finto vi è in lui, i suoi versi sono animati da sentimenti che egli veramente provò. Fornito di una seria e profonda cultura classica, lettore delle rime del Petrarca, di Bernardo Tasso e di Giovanni della Casa scrive i suoi versi per sé, non facendoli conoscere a nessuno, tanto che la sua fama di poeta sorge soltanto dopo la sua morte. Alla sua formazione culturale contribuì di certo il clima umanistico che regnava nella sua famiglia. Il nonno, Galeazzo di Tarsia, Reggente della Vicaria non disdegnava di comporre poesie. Anzi, c’è motivo di supporre che nel Canzoniere del giovane poeta, a causa dell’omonimia, sia stato incluso qualche componimento che è da attribuirsi invece al nonno, perché in esso l’autore accenna alla sua vecchiezza e ciò esclude categoricamente il nipote che morì giovane, a soli trentatre anni. La produzione poetica del di Tarsia comprende due canzoni, un madrigale, una sestina e quarantasei sonetti, due dei quali non attribuibili a lui. Di lui il Foscolo disse: “Visse ritirato; scrisse poco. E per sé, e come uomo che non sa né vuole imitare, e che insieme non affetta di battere nuove strade”. Se il di Tarsia imitò il Petrarca, Giovanni della Casa e Bernardo Tasso, a sua volta ha avuto una lunga schiera di imitatori, da Giovan Battista Marino a Torquato Tasso ed al Foscolo; su questi poeti in particolar modo il suo verso vigoroso ed espressivo esercitò un fascino particolare. Egli rimane senza dubbio un personaggio illustre ed originale della letteratura italiana ed il più grande poeta lirico di Calabria.
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