Scegliere il concorso letterario giusto è una delle decisioni più sottovalutate nel percorso di chi scrive.
Ognuno porta con sé una promessa implicita: essere letti, essere scelti, essere riconosciuti in quanto scrittori. Ma non tutte le promesse parlano allo stesso modo a chi scrive.
Gratuiti o a pagamento, prestigiosi o emergenti, allettanti o deludenti: i concorsi non sono tutti uguali, e soprattutto non sono tutti adatti a ogni testo.
Capire quale concorso vale il nostro tempo è un vero e proprio esercizio di ascolto — del testo, del contesto e di noi stessi.
Concorso “giusto”: cosa significa davvero?
Come in molte situazioni della vita, non esiste una definizione universale di ciò che è “giusto”: esiste, piuttosto, ciò che è giusto per noi. Lo stesso vale quando si parla di concorsi letterari.
Un concorso non è giusto o sbagliato in assoluto: lo diventa in relazione a chi scrive, a cosa sta scrivendo e al contesto in cui quel testo viene proposto.
Per orientarsi davvero, è utile tenere insieme alcune variabili fondamentali. In questo caso, ruotano attorno alle tre colonne portanti della consapevolezza letteraria: l’autore, il testo e, ovviamente, il concorso.
- Qual è il tuo obiettivo come scrittore?
Vuoi visibilità, un riscontro critico, un’occasione di pubblicazione o semplicemente metterti alla prova? Senza un obiettivo chiaro, anche il concorso più prestigioso rischia di rivelarsi una scelta poco sensata.
- In che fase del progetto si trova il tuo testo?
Un testo in lavorazione, una bozza avanzata o un lavoro già rodato richiedono contesti diversi. Non tutti i concorsi sono adatti a ogni stadio del processo creativo, e riconoscerlo evita aspettative sbagliate.
- Qual è il contesto del concorso?
Chi lo organizza, che tipo di testi valorizza, quale dialogo propone con chi partecipa? Capire il contesto significa capire che tipo di sguardo leggerà il tuo lavoro — e se è uno sguardo con cui vale la pena confrontarsi.
Essere più selettivi significa risparmiare tempo ed energie: non ha niente a che vedere con lo snobismo.
Cosa cambia tra un concorso gratuito e uno a pagamento
Scegliere il concorso giusto significa anche capire che tipo di esperienza stai cercando in questo momento del tuo percorso. È qui che la distinzione tra concorsi gratuiti e a pagamento diventa davvero rilevante.
I concorsi gratuiti sono spesso il primo passo: permettono di fare esperienza, prendere confidenza con i bandi e inviare un testo senza un investimento economico.
Proprio per questo, però, attirano molti partecipanti e offrono poche possibilità di emergere o di ricevere un riscontro approfondito. Sono utili in una fase di esplorazione, meno quando cerchi attenzione mirata.
I concorsi a pagamento, al contrario, non sono da scartare a priori. Una quota può servire a garantire una lettura più selettiva, una giuria strutturata o opportunità più concrete.
Hanno senso quando il testo è già maturo e l’obiettivo è chiaro: confronto qualificato, visibilità, pubblicazione.
Il punto, quindi, non è il costo. È la richiesta che tu fai al concorso.
Esperienza o selezione? Allenamento o conferma? Confronto o visibilità?
Scegliere bene significa evitare fraintendimenti: non chiedere a un concorso ciò che non può offrirti, e non aspettarti che il “concorso giusto” sia uguale per tutti.
Quando dire di “no” a un concorso (anche se sembra perfetto)
A volte un concorso sembra perfetto sulla carta: tema interessante, giuria autorevole, premio invitante. Ma qualcosa sembra stonare, non fare per te.
Non tutti i concorsi sono il posto giusto per il tuo testo — o per te, in questo momento. Imparare a riconoscere questi segnali è parte integrante del saper scegliere il concorso giusto, e non ha nulla a che fare con l’essere “poco ambiziosi”.
Può essere il caso di dire no quando:
- Il tema o il regolamento ti costringono a piegare il testo in una direzione che non gli appartiene
- Stai partecipando più per paura di perdere un’occasione che per reale convinzione
- Scegli il concorso perché è molto nominato o prestigioso, ma lontano dal tipo di scrittura che stai portando avanti
- Le modalità di selezione sono poco chiare e non sai cosa succede ai testi che non vincono
- La scadenza o le condizioni ti spingono a inviare un testo che non senti pronto
- L’energia richiesta dall’invio è sproporzionata rispetto a ciò che puoi (o vuoi) dare in questo momento
Dire di no, in questi casi, non equivale a chiudersi delle porte.
Scegliere il concorso giusto significa anche resistere alla tentazione di partecipare a qualsiasi proposta ti si presenta davanti: non tutto ciò che brilla è un buon investimento del tuo tempo..
Quando invece dovresti dire di “sì”: i segnali più comuni
A volte il segnale è meno razionale di quanto pensiamo. Non è un colpo di fulmine, ma una sensazione di allineamento: il concorso, il testo e il momento sembrano andare nella stessa direzione.
Inoltre, se approfondendo la ricerca il concorso risponde a una necessità reale, si dimostra utile per il tuo percorso e non è “solo” interessante, allora è davvero ciò che fa per te ora.
Vale la pena dire sì se:
- Il testo non va forzato per rientrare nel bando, le due entità dialogano da sole
- Il concorso valorizza una scrittura affine alla tua e, rileggendo il regolamento, ti senti coinvolto, non irrigidito
- L’obiettivo del concorso coincide con il tuo (che sia confronto, visibilità, pubblicazione)
- Le modalità di selezione sono chiare e trasparenti
- Senti che stai partecipando per scelta, non per pressione o urgenza
- Il concorso ti sembra una tappa, non un giudizio finale (e anche l’idea di non essere selezionato non invalida il valore del tuo tentativo)
Un buon sì è spesso silenzioso: non nasce dall’entusiasmo, ma dalla chiarezza.
In conclusione
I concorsi sono strumenti utilissimi per uno scrittore: possono offrire riscontri, selezioni, occasioni che altrimenti ti sarebbero sembrate più lontane, quasi irraggiungibili.
Usarli come parte di un percorso di crescita, e non come misuratori del proprio valore, è uno dei passaggi più delicati – e al contempo più sani – per chi scrive.
Non esiste una scelta giusta per tutti.
Esiste una scelta giusta per te, in questo momento.
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