Sono arrivati i Workshop sulla creatività!

La lettura non permette di camminare, ma permette di respirare

Felicità

Caro Poeta e navigatore

Ringraziandoti per aver speso il tuo tempo nel leggere i precedenti articoli di rassegna stampa, desidero aggiornarti sul concorso di quest’anno. La XVIII edizione del concorso nazionale di poesia “Ischia l’isola verde” quest’anno dedicata a “Felicità”, resta per ora invariata nelle date di scadenza per l’invio degli elaborati, fissata al 30 giugno 2020 e a sabato 3 ottobre per la premiazione. Comunicheremo tempestivamente, qualora ci fossero variazioni o eventuali rinvii dovuti all’emergenza pandemica.

Nel frattempo, con il supporto di mia figlia Paola e la collaborazione di mio figlio Giuseppe, (che ha inserito sul portale che gestisce, e di cui ti segnalo il link in calce), abbiamo approntato l’introduzione all’edizione cartacea e in pdf della prossima antologia 2020 e che ti propongo di leggere in anteprima cui segue una breve descrizione sul luogo della premiazione, che è uno dei simboli dell’isola d’Ischia.

Come sempre

Buona Poesia

C’è un’ape che se posa

su un bottone de rosa:

lo succhia e se ne va…

Tutto sommato, la felicità

è una piccola cosa.

 

Carlo Alberto Sallustri

Trilussa

 

 

DICIOTTESIMA EDIZIONE CONCORSO NAZIONALE DI POESIA

“Ischia l’Isola Verde” dedicato a “Felicità”

Il Concorso di Poesia “Ischia l’Isola Verde”, nato nel 2002 fino alla 3a edizione ha avuto il nome di “Città di Panza” e dalla 4 a alla 7a quello di “Panza – Isola d’Ischia”. Esso è organizzato dall’Associazione Giochi di Natale. Il Concorso ha lo scopo di stimolare la riflessione e la creatività e promuovere i valori umani, sociali e culturali, nonché il territorio e le tradizioni dell’isola d’Ischia. Ogni edizione ha una dedica, ma il tema è sempre libero. La Giuria esprime duplice votazione, sia per il tema libero sia per la dedica, in modo tale che sono assegnati dei premi speciali alle migliori poesie aventi come tema quello della dedica. Tutte le poesie concorrono ai premi assoluti pertanto i premi sono cumulabili. Le opere, originali, non devono aver partecipato a edizioni precedenti del nostro Concorso né aver vinto primi premi in altri Concorsi. Esse possono essere in lingua italiana o in dialetto; queste ultime possono essere accompagnate da una traduzione in italiano.

Le opere sono pubblicate oltre che nella presente raccolta anche sul sito Internet www.giochidinatale.it , e sul sito www.iltorrioneforio.it dove si possono trovare gli elenchi dei vincitori, il regolamento completo e notizie sulle altre iniziative dell’Associazione, e su facebook Giochi di Natale.

Questa edizione è dedicata a “Felicità”, Il tema di quest’anno ha, nei millenni, suscitato un ampio dibattito, psicologico, pratico e artistico. Senza di Voi Poeti, che copiosamente avete aderito anche a questa edizione, con le vostre Opere, non sarebbe stato possibile portare avanti il nostro progetto teso non solo alla diffusione della Poesia ma anche alla rivalutazione dei rapporti umani sia per renderli meno fuggevoli, sia per rinsaldare vincoli a volte trascurati nel tempo. Si ringraziano i partecipanti, i membri della Giuria, tutti quelli che hanno collaborato, e voi lettori sensibili all’arte poetica.

 

Felicità

 

L’Associazione Giochi di Natale, grata ai Poeti, alle Giurie e a quanti hanno dato il proprio contributo alla fervida discussione sviluppata intorno agli argomenti annualmente proposti, intende continuare passo passo con te, Poeta e Lettore, il cammino intrapreso diciotto anni fa quando, quasi in sordina, partì il primo concorso di poesia “Città di Panza” e, visto il successo, allargato a “Ischia l’isola verde”

Con la dedica di questa edizione, a “Felicità”, che è lo step successivo all’”Attesa”, continua il ciclo intimistico, cercando di intervenire attraverso il supporto dei Poeti e della Giuria nell’acquisizione, nel proprio animo di conoscenze e testimonianze di quanto sia valido il fine ultimo dell’umanità: la Felicità appunto, meta universale della società. Del resto, anche il grande Giacomo Leopardi, per evidenziare il proprio pensiero nei riguardi della Felicità sottolinea che la Felicità è insita nell’Attesa

Per cercare di saperne di più sull’argomento di quest’anno ci inoltreremo sicuramente in un cammino difficile, irto di ostacoli ma che, guidati dalla sete di Conoscenza e di εὐδαιμονία, Felicità intesa come scopo fondamentale della vita. siamo certi di superare insieme. Cominciamo quindi a trattare il nostro tema più caro, quello che spinge ciascuno di noi a lottare per migliorarsi ed avere alla fine l’ambito premio della Felicità. È il tema che ha preso tantissime energie ai filosofi di ogni tempo ma anche ai più piccoli pensatori. Tratteremo, infatti, nell’argomento che sembra tanto vago da spiegare, quella domanda che attanaglia l’umanità da tutta la sua storia: «ma cos’è la Felicità?»

Caro Poeta e lettore affrontando questo erto sentiero, stiamo per inoltrarci nel mondo della vaghezza e della varietà. La Felicità è un concetto talmente vasto che è sempre risultato molto difficile da definire bene. Un po’ come le emozioni: tutti sappiamo cosa sono, fino a quando non dobbiamo definirle.

Cominciamo col dire che nella storia dell’umanità sono state tracciate molte definizioni di cos’è la Felicità, più o meno utili. Per evitare di essere tediosi ne sintetizzeremo quelle che ci sembrano più confacenti all’economia di questa presentazione e osserviamo perciò cosa l’umanità ha chiamato Felicità nel corso della storia.

Cos’è la Felicità per i grandi filosofi

L’Illuminato Buddha, Siddharta Gautama diceva in proposito: “Non c’è strada che porti alla Felicità. La Felicità è la strada.” Quando immaginiamo il Buddha, lo vediamo sempre nella sua posizione pacifica, con lo sguardo sorridente immerso nella serenità totale e possiamo supporre che lui avesse raggiunto la Felicità percorrendo la strada della Conoscenza. Osserviamo quindi ciò che pensano alcuni suoi “contemporanei” per capire come gli uomini più saggi si esprimono riguardo alla Felicità.

Aristotele e Platone spiegano per primi di chi sia la responsabilità delle proprie emozioni: “La Felicità dipende da noi stessi”, mentre Metrodoro, il primo discepolo d’Epicuro, scrive che le cause che provengono da noi contribuiscono alla Felicità più di quelle che nascono dalle cose. E, per la Felicità dell’individuo, il fattore principale sarà quello che si trova o si produce in lui. È, infatti, nel singolo soggetto che risiede il suo benessere o la sua infelicità, mentre tutto ciò che si trova al di fuori non ha che un’influenza indiretta. Perciò le medesime circostanze, i medesimi avvenimenti esterni impressionano ogni individuo in modo del tutto differente, e, sebbene tutti abitino lo stesso pianeta, ognuno vive in un mondo differente.

Tornando ai grandi pensatori orientali, troviamo un atteggiamento più complesso e completo in Confucio, il saggio filosofo cinese, che enuncia un altro aspetto di cosa possa essere la Felicità, cioè un punto fondamentale che non va sottovalutato mai: il nostro pensiero, unito alla nostra attenzione. Tra le infinite perle che ci ha regalato, infatti, troviamo: «Più un uomo medita su pensieri buoni, migliore sarà il suo mondo e il mondo in generale» e «Colui che desidera assicurare il bene di altri, si è già assicurato il proprio».

Questi grandi pensatori, precedenti a Gesù, che ci ha ampiamente fornito altre idee e conoscenze sulla Felicità, esprimono già concetti più che approfonditi. Perché, quindi risulta ancora così difficile scoprire cos’è la Felicità?

Osserviamo cosa dicono i pensatori più recenti e cerchiamo allora di farci guidare dal filosofo, scrittore e poeta statunitense Henry David Thoreau, che ci tramanda il suo pensiero: “La Felicità è come una farfalla; più cerchi di inseguirla, più ti eluderà. Ma, se volgi la tua attenzione su altre cose, si siederà dolcemente sulla tua spalla.” Un po’ come il Buddha, il filosofo americano fa notare come il ricercare la Felicità è un’attività inutile e deleteria, mentre essa è una presenza da lasciar esistere nella nostra realtà.

Già gli antichi greci ci esortavano a coltivare gli “abiti”, cioè i valori che sono alla base di tutto (per esempio tenacia, libertà, coraggio) e l’uso appropriato di ogni abito porterà sicuramente all’intima soddisfazione.

Vediamo ora come la scienza tratta la Felicità. La Felicità è diventata una materia di studio da quando alcuni psicologi hanno iniziato ad indagare non solo sui disturbi e i problemi causati da menti mal funzionanti e malattie, ma anche le emozioni positive. La psicologia positiva ha fatto passi da gigante negli ultimi cinquant’anni, scoprendo cosa funziona davvero e cosa no, nel percorso di costruzione della Felicità personale. Ha cioè reso più misurabile qualcosa che è sempre stato un quesito puramente filosofico. Come viene definita la Felicità dagli psicologi positivi? Tra i numerosi testi redatti dagli studiosi va senz’altro annoverato il pensiero di Sonja Lyubomirsky esimia Professoressa e Vicepresidente dell’Università di Riverside in California, espresso nel bestseller «The How of Happiness: A Scientific Approach to Getting the Life You Want», un libro di strategie supportato dalla ricerca scientifica, che può essere utilizzato per investigare sulla propria Felicità.

“La Felicità è il primo passo, il primo scalino, il primo mattone delle fondamenta del vivere. È la struttura che tiene insieme tutti i volti della nostra identità.”

Definita così così, la Felicità cambia totalmente ruolo: da meta da raggiungere diventa il punto di partenza di ogni aspettativa. Per ogni cosa che vorremmo intraprendere, missione che intendiamo compiere, o progetto da costruire, se il nostro vero desiderio è portarlo a compimento, dobbiamo prima concentrarci sulla costruzione della nostra Felicità personale. Solo quando avremo coscienza che la Felicità dipende da noi stessi, magari supportati anche dal pensiero di S. Agostino d0Ippona che usava dire che «Felicità è desiderare quello che si ha» potremo aspirare a coronare la nostra breve esistenza, con la consapevolezza che non sempre e non solo dobbiamo aspettarci di sentire le famose farfalle nello stomaco, ma coscienti di doverci adoperare affinché si possa ritrovare la Felicità anche in piccoli gesti.

Pola e Luigi Castaldi

 

Il Torrione

 

I pirati, nei secoli bui del medioevo, hanno saccheggiato le coste dei paesi del Mediterraneo. Forio, come tanti centri abitati che si affacciano sul mare, è stato “visitato” nelle estati numerose volte da corsari feroci e sanguinari. Vale la pena ricordare due nomi: `Khayr al-Din Barbarossa (Ariadeno Barbarossa) e il suo successore Turghud Ali Dragut. Ogni volta che una flotta pirata gettava l’ancora lungo le coste verdeggianti di Forio, dei poveri contadini venivano messi in catene ai remi e spesso venduti come schiavi nei mercati del nord Africa. Solo i più ricchi, pagando un riscatto, riuscivano a tornare a casa. E nove mesi dopo alcune donne foriane davano alla luce bambini con la pelle scura… Purtroppo la storia si ripeteva ogni anno, generando però un processo di miglioramento del DNA da cui è derivato nel corso dei secoli l’appellativo: Foriani Sang e turc. La comunità locale, che viveva coltivando la vite, dono dei primi colonizzatori greci, soffriva la mancanza di manodopera e le misere vendemmie costringevano il popolo alla fame. Nel 1480 l’Università, intesa come centro di trasmissione del Sapere e quindi del Potere, spese settecento ducati, per costruire una torre di avvistamento e di difesa del territorio, quello che oggi è un vero simbolo per la comunità: il Torrione. Esso è una fortificazione maestosa, a base circolare edificata su un grosso masso di tufo verde. La Torre si sviluppa su tre livelli, il primo, interrato, con la funzione di cisterna per la raccolta delle acque piovane, un piano terra destinato a magazzino e polveriera, un primo piano adibito a dormitorio per circa duecento persone, con un ponticello levatoio e un terrazzo con merli, dotato di quattro cannoni in bronzo. La struttura tufacea domina tutto il centro storico di Forio, il porto, e controlla l’orizzonte da Punta Imperatore fino a Punta Caruso. Nei secoli, ha salvato innumerevoli vite e ha scacciato, grazie ai cannoni, tante navi pirata senza essere mai presa. L’efficacia della torre diede inizio alla costruzione di altre tredici, che costituirono il sistema difensivo del comune di Forio. Cessate le incursioni piratesche, i cannoni spararono a salve durante le festività, fino al 1787, quando uno di essi esplose e un artigliere perse la vita. In seguito a ciò il Torrione fu abbandonato. Venne poi, per un breve periodo, utilizzato come carcere politico dai Borboni per affievolire la fiamma della Libertà, scaturita da dai moti del ‘48 cui parteciparono 300 isolani animati dallo spirito indipendente, derivato probabilmente dal Sang e turc, capeggiati dal foriano Giuseppe Pezzillo e Aniello Di Maio. Nel 1884, dopo il terremoto di Casamicciola, il Torrione venne concesso, dal Comune di Forio, a Giovanni Maltese che vi dimorò fino alla morte avvenuta nel 19l3. Sua moglie, la pittrice inglese Jane Fanny Fayer, vi dimorò fino al 1926, quando restituì la Torre e donò le opere del coniuge al Comune di Forio che istituì il Museo Civico del Torrione “Giovanni Maltese”. Attualmente è affidato dal Comune di Forio all’”Associazione Culturale Radici” ed è visitabile con al primo piano le opere di Giovanni Maltese e nella sala inferiore mostre temporanee di artisti internazionali ed eventi culturali.

 

Associazione Giochi di Natale

 

L’Associazione non ha fini di lucro ed è apartitica. Essa ha per finalità la promozione sociale e culturale del territorio isolano ed ha sede legale a Forio alla via Casa Mattera n. 9. Oltre al concorso nazionale di Poesia organizza, a luglio, un Festival internazionale di scacchi e, durante il periodo natalizio, intrattenimenti come tennis, enigmistica a squadre, scacchi, tiro alle nocciole, scala quaranta, tombolata e festa finale. Sito web: www.giochidinatale.it; contatti: info@giochidinatale.it. Tel. 329 6473952 oppure 3333921839

XVIII Concorso Nazionale di Poesia “Ischia l’Isola Verde” Associazione Giochi di Natale FORIO

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