Scrivi ogni giorno, o quasi. Scrivi da anni. Scrivi ovunque: nelle note del telefono, su quaderni mezzi pieni, in file con nomi improbabili.
La scrittura non è un passatempo occasionale: fa parte del tuo modo di stare al mondo.
E proprio per questo, partecipare a un concorso letterario può essere molto più utile di quanto immagini. Non come punto di arrivo, non come giudizio definitivo, ma come strumento concreto per prenderti cura della tua scrittura.
Perché partecipare a un concorso letterario (anche se non vinci)
Se si sposta lo sguardo, il concorso smette di essere una prova e diventa un alleato. Un’occasione pratica per fare qualcosa che, da soli, spesso rimandiamo.
Partecipare a un concorso:
- ti costringe a chiudere un testo, accettando di lasciarlo andare così com’è, almeno per ora
- ti allena a scrivere con vincoli, come tema, lunghezza o scadenza
- ti fa uscire dalla scrittura solo privata, quella che resta sempre al sicuro
- ti abitua all’idea che i testi circolino, vengano letti, incontrino altri sguardi
- trasforma la scrittura da gesto solitario a dialogo, anche senza feedback diretti
- ti aiuta a capire a che punto sei oggi, non in assoluto, ma nel tuo percorso attuale
Non è una questione di vincere, ma di mettere la scrittura in movimento.
Il valore invisibile: cosa cambia davvero quando partecipi
Partecipare a un concorso è anche un atto di cura verso ciò che scrivi.
Non serve sentirsi pronti, né crederci tantissimo: spesso basta il coraggio minimo di dire “provo”, senza promettersi nulla di più.
È un passaggio sottile ma importante: quello tra scrivere perché ami farlo e riconoscere che, in qualche forma, la scrittura è una cosa seria per te, anche senza definirti “scrittore”.
E allora perchè spesso rimandiamo?
Qui entra in gioco l’altra faccia della medaglia.
Non partecipare non è pigrizia, né disinteresse: spesso è una distanza che si crea da sola.
Se partecipare a un concorso letterario sembra più complicato del necessario, non è per mancanza di voglia. Più spesso è una combinazione di percezioni e ostacoli pratici che finiscono per far rimandare.
I concorsi vengono immaginati come troppo competitivi o riservati a pochi, mentre la scrittura per sé — privata, non esposta — appare più sicura. A questo si aggiungono timori molto concreti: il giudizio, il perfezionismo che non lascia mai chiudere un testo, la stanchezza emotiva che la scrittura già comporta, e una certa diffidenza verso concorsi poco chiari.
Tutto questo ha senso. Ma non racconta tutta la storia.
Quando le difficoltà non sono più un motivo per fermarsi
Una volta riconosciuti questi blocchi, la domanda cambia: cosa succede se li ridimensioniamo?
Se il concorso non è più un giudizio definitivo, ma uno strumento.
Se la difficoltà non è più orientarsi, ma scegliere.
Ed è qui che entra in gioco una risorsa concreta come Concorsiletterari.net: un punto di partenza affidabile per chi vuole partecipare per la prima volta senza perdersi tra bandi confusi e informazioni incomplete. Un portale che semplifica, accompagna e rende accessibile un’esperienza che spesso sembra più grande di quanto sia davvero.
Partecipare non diventa obbligatorio. Diventa possibile.
E tu, sei pronto a rendere possibile il tuo primo tentativo?
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