La lettura non permette di camminare, ma permette di respirare

Pubblicato da luca il 13/07/25

Scrivere quando nessuno ti legge

Scrivere è facile, quando qualcuno ti legge. Quando arrivano i like, i commenti, le recensioni. Quando sai che, dall’altra parte, c’è almeno un paio d’occhi che attendono le tue parole.

Ma scrivere quando nessuno ti legge? Quella è un’altra storia.

Scrivere nel vuoto richiede coraggio. E pazienza. E una certa dose di fede: in te stesso, nella tua voce, nel fatto che ciò che stai costruendo abbia un senso anche se, per ora, non trova eco. È come piantare un seme e continuare a innaffiarlo anche quando la terra sembra immobile. Come parlare a una stanza buia, convinto che prima o poi qualcuno accenderà la luce.

E se nessuno la accende? Se davvero nessuno legge?

Allora devi chiederti: perché scrivi?

Chi scrive solo per essere letto, prima o poi smette. Ma chi scrive perché ha bisogno di farlo — perché la scrittura è un modo per capirsi, per ascoltarsi, per restare in contatto con ciò che conta — continua. Anche in silenzio. Anche nell’ombra.

Non è romanticismo. È allenamento. È radicamento. È costruire una voce, un’identità, una disciplina. È fidarsi del processo, anche quando i risultati non arrivano. Perché ogni parola scritta, anche se non viene letta da nessuno, ti trasforma. Ti rende più onesto. Più libero. Più autentico.

E poi, a dirla tutta, nessuno scrittore è davvero “non letto”. C’è sempre almeno un lettore presente: tu. E se non rispetti quel lettore, come puoi sperare che lo facciano gli altri?

Scrivere quando nessuno ti legge significa imparare a farlo senza aspettative, senza garanzie. Scrivere per il piacere dell’atto in sé, per la scoperta, per l’urgenza. È lì che nascono le voci più vere.

Forse non ti leggono ancora. Forse non ti leggeranno mai come vorresti. Ma scrivere non è una gara a chi ha più pubblico. È una scelta di espressione, di presenza, di verità.

Continua. Non perché qualcuno ti legge. Ma perché tu hai scelto di esserci.

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  1. Giuseppe Giovedì

    Ho sempre avuto il piacere di scrivere: l’ho fatto soprattutto da adolescente ma poi distruggevo tutti quei fogli forse perché volevo che i miei pensieri, le mie riflessioni, i miei sentimenti restassero chiusi nel mio cuore e non fossero alla mercé di chi probabilmente non avrebbe saputo cogliere ciò che sentivo. Una decina di anni fa ho sentito il bisogno di scrivere tramite i miei racconti e le mie riflessioni quello che non ero mai stato capace di dire con le parole. Sono state letture per i miei familiari ma anche per alcuni amici e tutti hanno conosciuto una parte più profonda e sublime del mio mondo interiore.
    Invito chiunque a scrivere senza credere che bisogna essere dei “letterati”.

  2. Antonella Lameri

    Certo che riprendero’, anche se per ora qualcosa mi impedisce di dare una forma alle tante frasi buttate lì su un foglio.. Sinceramente, mi è dispiaciuto che un’ amica , alla quale avevo regalato una copia della mia raccolta, mi ha detto con poco garbo ” pensa che io non l’ ho neanche letta” ,e che il titolare della casa editrice che mi aveva contattato, ha risposto malamente ad una mia risposta di chiarimento sulle colonne o altro. Voleva prima una mail di avviso. È sempre stato maleducato con me, mentre il suo assistente mille moine per chiedere seduta stante dalle 300 alle 450 euro solo per inserire 20 poesie in una miscellanea di autori dove è normale non venire notati o addirittura non letti.
    Queste cose mi hanno allontanato dall’ ispirazione stessa, che però non dorme mai, so’ dove devo correggere ed escludere, e so’ che un paio di persone che mi conoscono bene hanno letto e credono in me..Ma è dura trovare la forza..

  3. Michelina Basile

    Chi scrive di solito e’ perché ci sono momenti che la mente elabora sensazioni , emozioni , visioni oltre il presente , percepisce che tali pensieri possono essere scritti su carta ,in quanto veri , palpabili ed eterno perché rimarranno per sempre vissuti celebrati

  4. Rosaria Secondulfo

    Scrivo per sentirmi viva, perché nessuno sembra che riesca a capire cosa si prova, perché mancano le persone care. Scrivo perché so che riesco a liberarmi dalla tristezza e malinconia, perché non devo dire niente a nessuno. Scrivo perché butto giù la maschera

  5. Roberto

    Scrivo per necessità, e quando iniziai, da non molto a dire il vero -nonostante la mia non più giovane età, non mi sfiorò neppure lontanamente l’idea che qualche lettore avrebbe potuto leggermi. Oggi dopo un po’ di tempo trascorso da quell’inizio, rievoco ogni volta, per continuare a scrivere, la pura semplicità e l’energia di quell’intento originario autentico e scevro da aspettative.

  6. Luisa Rasera Berna

    Anche se sono molto anziana, ogni giorno scrivo cio`che i rumori del mondo mi ispirano…
    È un modo per sentirmi ancora viva e penso che chiederò di farlo anche quando mi troverò in altro mondo. Sarà un modo per comunicare ancora con chi amo o con chi ha bisogno di sentire parole come me….

  7. marianna bosco

    Io amo scrivere, da quando sono nata, credo. Ho sempre vissuto con carta e penna in mano. Non esco mai senza. Per questo tutti mi rimproverano di non usare il piu’ pratico pc. Tuttavia per me conta l’ atto in se’, di vedere l’ inchiostro fluire sulla pagina e di conseguenza, vedere le mie idee prendere vita e forma. Poi, sempre dietro continue insistenze, ho anche pubblicato, due volte. Pochissimi lettori, giusto i familiari e gli amici. Ho realizzato un piccolo sogno. Comunque per me rimane sempre e solo il piacere di posare la penna su un foglio bianco. Un piacere direi, quasi orgasmico.

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