La lettura non permette di camminare, ma permette di respirare

Pubblicato da caterinakj il 13/02/26

Come fare editing al tuo racconto prima di inviarlo a un concorso letterario

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Prima di premere “Invia”, c’è un ultimo lavoro da fare. Ed è quello che può davvero cambiare tutto.

Un editing mirato può trasformare un buon testo nella sua versione migliore. Per questo merita spazio, tempo e attenzione. Ma da dove si comincia? Cosa bisogna controllare quando il tuo racconto è destinato a finire tra le mani di una giuria?

Se ti stai facendo queste domande e hai un testo pronto per l’ultima revisione, sei nel posto giusto.

In questa guida vedremo passo dopo passo cosa fare prima di inviare il tuo racconto a un concorso — e cosa evitare per non compromettere il risultato.

Ma perché l’editing fa così tanto la differenza nei concorsi letterari?

Nei concorsi spesso passano al vaglio centinaia di testi. Anche se si presentano scrittori di ogni tipo, con bagagli diversi di esperienze alle spalle, il livello medio è alto.

Un buon testo può quindi essere scartato per errori evitabili, il che è un vero peccato se questi possono essere facilmente individuati e rimossi.

L’editing va inteso per quello che è: non si tratta di “riscrivere tutto”, ma di migliorare ciò che già funziona e potenziare ancora di più la forza comunicativa di un testo. 

Il prerequisito fondamentale: lascia raffreddare il tuo racconto

Appena terminata la stesura, il testo appare come qualcosa di immacolato, frutto di un lungo lavoro e di revisioni già insite nel processo di scrittura. Toccarlo può risultare quasi doloroso, oltre a essere, di fatto, meno utile di un’occhiata successiva.

I tempi ideali dipendono proprio dal distacco emotivo necessario per tornare a lavorare su quanto prodotto in maniera più oggettiva, quasi come se il racconto che ti trovi davanti non fosse più il tuo.

Un giorno, tre, una settimana – non importa: il racconto deve raffreddare. Una volta tornato a temperatura ambiente, sarà possibile affrontare la revisione con maggiore lucidità e serenità.

Cosa puoi fare nel frattempo? 

Puoi dedicarti alla lettura, oppure puoi prepararti alla revisione vera e propria stabilendo quali sono le tue priorità, a partire dalle debolezze del tuo stile.

Inoltre, puoi stampare il testo o a cambiare formato e font: piccoli accorgimenti che, al momento della rilettura, ti aiuteranno a guardarlo con occhi nuovi.

Una volta pronto alla revisione, preparati ad affrontare in successione tre diversi tipi di editing, ciascuno col suo obiettivo specifico: prima l’editing tecnico, poi quello stilistico e infine quello strutturale.

1. Editing tecnico: gli errori che fanno scartare

Questo tipo di editing è forse quello che più facilmente viene associato al senso generale del termine. Si tratta infatti delle correzioni legate puramente alla forma, nel senso della correttezza grammaticale e ortografica ma anche della leggibilità totale del testo nel documento che stai inviando.

Può sembrare esagerato, ma molti testi vengono esclusi prima ancora di essere letti per errori formali. Questi in particolare sono la cartina di tornasole di un’operazione di editing: non aver notato problematiche di questo genere può dare l’idea di aver inviato un testo senza ricontrollare niente in generale.

Considerando però che errori come questi possono sfuggire in qualsiasi caso, ti proponiamo una checklist di quelli fondamentali, da consultare quando lo ritieni più opportuno:

  • Refusi
  • Doppie spaziature
  • Errori di battitura
  • Punteggiatura incoerente
  • Utilizzo delle stesse virgolette per tutti i dialoghi
  • Formattazione richiesta dal bando
  • Limite di battute/parole
  • File nominato correttamente
  • Anonimato rispettato (se richiesto)

2. Editing stilistico: tagliare, semplificare, rafforzare

Spesso accade che, nel flusso ispirato e travolgente della scrittura, si includano elementi che in realtà non servono davvero allo sviluppo della storia. A furia di rileggere le frasi composte in quel modo, ci si affeziona e quegli elementi restano lì a far polvere.

Durante l’editing però è necessario comprendere cosa serve davvero al testo, cosa lo fa respirare e cosa, in qualche modo, rallenta o sopprime la sua portata. 

Cancellare non è facile, ma è imparare a farlo è più propedeutico di quanto sembri.

Anche se quella parola ti piace tantissimo, forse in quel punto non agevola la lettura. Allo stesso modo, anche se quella frase ti sembra composta benissimo e credi sia uno dei tuoi capolavori, potrebbe non rendere al massimo utilizzata in questo testo. 

Proprio per questo dovresti porre la tua attenzione sui seguenti aspetti:

  • Frasi troppo lunghe: chiediti sempre se la lunghezza aggiunge profondità o solo fatica
  • Avverbi inutili: soprattutto quelli in “-mente”, spesso spiegano ciò che la scena dovrebbe già mostrare
  • Ripetizioni: controlla se stai ribadendo un’informazione già chiara o usando sempre gli stessi termini
  • Dialoghi: rileggi le battute ad alta voce: suonano naturali? Ogni scambio ha una funzione precisa? Se una battuta può essere tagliata senza che cambi nulla, probabilmente non è indispensabile.

Attenzione però: un buon editing stilistico non sacrifica mai il tuo stile personale. Se la tua voce è animata da un certo tipo di espressioni – e questo risulta coerente col tuo racconto e nella sua narrazione – non cercare di ridurre a “standard” ciò che rende uniche la tua penna e la tua storia.

3. Editing strutturale: la tua storia regge davvero?

Cerca di rileggere il tuo racconto come qualcuno che non sa assolutamente niente dell’intreccio, della psicologia dei personaggi, della sequenza degli avvenimenti. Non è facile, questo è chiaro, ma è il modo più immediato per renderti consapevole della forza del flusso della tua storia. 

Per comprendere a fondo se la tua storia sta in piedi, prova a chiederti:

Sull’incipit

  • Le prime righe creano curiosità o tensione?
  • Sto iniziando la storia nel punto giusto o potrei entrare più tardi?

Sul conflitto

  • È chiaro cosa vuole il protagonista e cosa glielo impedisce?
  • Il conflitto è abbastanza forte da sostenere l’intero racconto?
  • Le difficoltà aumentano o restano sempre sullo stesso livello?

Sulla coerenza interna

  • Le azioni dei personaggi sono coerenti con la loro psicologia?
  • Ci sono comportamenti che servono alla trama ma non alla logica del personaggio?
  • Le cause producono davvero gli effetti che racconto o ci sono passaggi poco chiari/salti logici?

Sul ritmo

  • Sto spiegando qualcosa che potrei mostrare?
  • Ogni scena aggiunge qualcosa di necessario?

Sui personaggi

  • Il protagonista compie almeno una scelta significativa?
  • I personaggi secondari hanno una funzione precisa?
  • Se eliminassi un personaggio, la storia cambierebbe davvero?

Sul finale

  • Il finale risponde alla domanda iniziale della storia?
  • È coerente con il tono e con il percorso del protagonista?
  • Lascia nel lettore una sensazione precisa (anche scomoda, ma voluta)?

Una domanda spietata finale

  • Se togliessi una scena a caso, la storia perderebbe forza oppure resterebbe identica?

Se la risposta è “resterebbe identica”, probabilmente quella scena non è indispensabile.

Top 5 domande da porti al termine del tuo editing

Una volta finito di editare, lascia riposare il testo per un po’, proprio come hai fatto prima di iniziare.

Riprendilo per l’ultima lettura e prova a porti queste cinque domande, rispondendo nel modo più sincero possibile:

  1. Ho tagliato almeno il 10% del testo iniziale?
  2. Ho eliminato almeno una scena non indispensabile?
  3. C’è almeno un punto davvero memorabile?
  4. Lo rileggerei volentieri tra un anno?
  5. Questa è la versione migliore che posso inviare oggi?

Specie le ultime due non hanno risposte semplici o definitive. La revisione mette a nudo il lavoro dell’autore e può trasformarsi in un processo potenzialmente infinito.

Il punto, però, è che sei tu a decidere quando il testo è davvero pronto. Cerca di non perderti in un labirinto di modifiche che ti allontana sempre di più dal tuo lavoro di partenza: rischieresti di perdere tempo, energia e sicurezza, e non è questo l’obiettivo dell’editing.

Una volta fatto il tuo massimo, arriva il momento di fermarti.

In conclusione

Un concorso non premia il testo perfetto. Premia il testo che, tra molti, risulta più solido, più coerente e quindi più memorabile

L’editing serve proprio a questo: ad aumentare le probabilità che il tuo racconto superi la prima scrematura, che non venga scartato per imprecisioni evitabili e che lasci un segno in chi legge.

3 Commenti

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  1. Giuseppe Randazzo

    Sei preparata, sicuramente una scrittrice, io se avessi un lavoro fisso, o se fossi un professionista consiglierei deepl premium per le traduzioni integrali, correzione bozze completo, anche reverso è ottimo.
    Ma sono uno scrittore di 23 opere letterarie, emergente, maturo, partecipo a molti concorsi letterari, credo che con i racconti sia difficile essere pubblicati, forse il trofeo rill o premio Chiara, tra i migliori, o altri concorsi, vincere premi in denaro resta difficile.

  2. Giuseppe Randazzo

    Sono d’accordo sulla necessità di un editing a distanza di tempo dalla prima stesura, i correttori di Google doc, non sono efficaci, precisi, reverso è un buon correttore, come deepl, necessaria una buona pazienza per controllare eventuali refusi, errori grammaticali, migliorare lo stile di frasi del racconto, un grande lavoro prima di inviare ai concorsi letterari, rimane sempre la difficoltà di emergere nei primi posti, premiati.

    • caterinakj · Autore bando

      Ciao Giuseppe, sono contenta che l’articolo ti sia piaciuto. Hai ragione, ci vuole parecchia pazienza per fare revisione. Rispetto alla difficoltà di emergere che hai menzionato, sappi che uno dei prossimi articoli in uscita potrebbe rivelarsi particolarmente utile. A presto!

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