La lettura non permette di camminare, ma permette di respirare

Pubblicato da caterinakj il 20/02/26

Cosa premiano davvero le giurie dei concorsi letterari

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Ogni giuria di un concorso letterario è un mondo a parte. Basta guardare chi emana il bando per capirlo: le giurie sono composte da persone diverse, con formazioni, percorsi e sensibilità diverse.

È vero: il gusto personale conta. Ma “piace” e “non piace” non è affatto l’unica variabile che determina l’esito di un concorso.

Ridurre tutto a una questione di gusto significa ignorare come funziona davvero un processo di selezione: una giuria non legge un testo in isolamento, ma lo confronta, lo valuta dentro un perimetro preciso e prende decisioni che non sono mai solo istintive.

Esistono infatti criteri impliciti ricorrenti che hanno poco a che fare con le preferenze individuali e molto con il modo in cui una giuria lavora. Non si tratta di regole universali, ma di visoni strutturali a un contesto competitivo in cui bisogna scegliere.

Non aspettarti un un manuale per “scrivere per la giuria”: in questo articolo troverai una mappa che possa aiutarti a muoverti con maggiore consapevolezza nel mondo dei concorsi letterari.

Aderenza reale (e non solo formale) al bando

Non si tratta di obbedienza né del solito “leggi bene il bando”: il punto non è applicare delle regole, ma interpretare una richiesta. Ogni bando, infatti, contiene almeno due livelli di lettura: un tema esplicito e uno implicito.

Il tema esplicito è ciò che tutti vedono, dichiarato nero su bianco — una parola chiave, una consegna narrativa, un insieme di vincoli formali. Il tema implicito, invece, è ciò che il bando sta davvero chiedendo sottovoce, tra le righe: un certo taglio, un certo immaginario, un orizzonte di senso preciso.

Prendiamo come esempio un bando sul tema “Confini”. Il tema esplicito può riguardare confini geografici, simbolici o personali; quello implicito tende invece a orientare la selezione verso racconti che parlano di identità, attraversamenti, fratture contemporanee.

Una giuria non penalizza chi interpreta il tema in modo creativo, ma chi ignora il contesto dentro cui quella creatività dovrebbe muoversi. È per questo che capita spesso di imbattersi in testi formalmente corretti — rispettano il numero di battute, citano il tema, non violano alcuna regola — che però non funzionano. 

Questo perché sembrano scritti a prescindere dal concorso: potrebbero stare ovunque e non dialogano con l’idea di selezione che quel bando propone. Dal punto di vista della giuria, sono i più facili da scartare, perché non sono “sbagliati”, ma non sono nemmeno pertinenti.

In un concorso, infatti, non vince il testo migliore in assoluto, ma quello che funziona meglio lì.

Ma perché una giuria penalizza chi “non ha capito la domanda”?

Non per cattiveria: si tratta solo di economia cognitiva.

I giurati devono leggere decine, spesso centinaia di racconti, confrontarli tra loro e costruire una rosa coerente di finalisti. Un testo che sembra fuori fuoco crea attrito, rompe il confronto e costringe la giuria a giustificarne la presenza. Anche se è scritto bene, diventa un corpo estraneo.

Questo vale tanto per il tema, quanto per il rispetto di requisiti formali quali lunghezza, formati di invio e simili. Non capire equivale a far perdere tempo alla giuria: più il testo risulterà facile da leggere — ovvero in linea con quanto richiesto, tanto nella forma quanto nel contenuto — più la giuria dedicherà il massimo delle sue energie alla lettura.

Coerenza interna: il racconto sa cosa vuole essere?

Dopo la coerenza esterna — quella con il tema esplicito e implicito del bando — entra in gioco la coerenza interna, cioè il rapporto che il testo ha con se stesso. Non riguarda ciò che il racconto dice, ma come tiene insieme le proprie scelte.

Tono, voce e struttura sono allineati? L’ambizione del testo è proporzionata allo spazio a disposizione, oppure idee molto ampie vengono compresse in poche righe senza trovare una forma adeguata?

In un concorso, queste frizioni emergono con particolare evidenza, perché il testo viene letto rapidamente e messo a confronto con molti altri.

Questo criterio, in realtà, vale anche fuori dai concorsi e potrebbe essere ricondotto a una fase di editing più profonda. Si tratta di un criterio di lettura, non di gusto, e come tale vale per qualsiasi lettore competente, indipendentemente dalle preferenze personali.

È proprio su aspetti come questo che conviene soffermarsi con maggiore attenzione, perché sono tra i più stabili e “interoperabili” nel contesto dei concorsi letterari: non garantiscono la vittoria, ma evitano che un testo si indebolisca da solo, prima ancora di entrare davvero in gara.

Originalità leggibile (niente effetto sorpresa a tutti i costi)

Rispettare il bando, le regole formali e gli orizzonti d’attesa è necessario, ma non sufficiente. Un testo che restanon per forza uno vincente, ma uno che colpisce — è quasi sempre attraversato da qualcosa che va oltre ciò che era prevedibile: una forma di originalità.

Questa scintilla può manifestarsi in molti modi diversi. Eppure, nasce sempre da una grande chiarezza interna, non dal caos più sfrenato. Quando questa chiarezza è instabile o poco controllata, il rischio è quello di scivolare nel bizzarro: testi “troppo strani” che privilegiano il guizzo creativo a scapito della leggibilità. 

In questi casi, per chi legge diventa difficile distinguere ciò che nasce da un’intuizione geniale da ciò che è disposto in modo arbitrario, solo per creare ambiguità o sorprendere senza una direzione precisa.

È importante ricordare che un’idea ha quasi sempre molto più senso per chi l’ha pensata che per chi la incontra per la prima volta. Tu vivi dentro quella storia da tempo, ne conosci ogni sfumatura; la giuria, invece, non è nella tua testa e sta leggendo molti altri testi oltre al tuo. Ha bisogno che la tua creatività sia immediata.

Immediata non significa semplificata o meno ambiziosa, ma più potente dal punto di vista comunicativo: quando l’idea è solida, spesso basta poco perché lo si capisca.

Padronanza tecnica sufficiente a non distrarre

Questa è la chiave che permette alla tua creatività di essere compresa subito, ma ha valore anche per molti altri motivi.

Ci sono errori tecnici o di forma che interrompono il flusso del lettore. Non si tratta di “scrivere bene” in senso accademico, ma di elementi che distraggono o confondono:

  • Refusi, punteggiatura sbagliata, periodi troppo contorti
  • Concordanze mancanti o soggetti ambigui
  • Frasi che saltano da un’idea all’altra senza connessione logica

Questi sono tutti dettagli che fanno scattare un campanello nella mente del lettore: in un concorso, dove la giuria legge molti testi, anche un piccolo inciampo pesa più del talento del racconto.

La soluzione è un buon editing — ma che sia invisibile. Che faccia funzionare tutto senza farsi notare e permetta ad ogni parola, frase o paragrafo di stare al posto giusto.

Quindi, che cosa puoi fare concretamente?

Adesso che conosci i criteri ricorrenti che guidano le giurie, l’obiettivo è metterli in pratica senza snaturare la tua creatività.

Ecco cosa dovresti fare prima di inviare il testo:

  • Rileggi alla luce dei criteri: verifica coerenza con il tema e con le regole espresse nel bando, equilibrio interno, leggibilità e padronanza tecnica
  • Chiedi un’occhiata esterna: fai leggere il testo a qualcuno che non conosce la tua idea; noterà subito eventuali punti oscuri o incoerenti
  • Controlla l’editing: correggi refusi, punteggiatura, periodi contorti; assicurati che ogni intervento sia invisibile e naturale
  • Valuta l’originalità: chiediti se l’idea emerge subito e se comunica chiaramente la sua forza al lettore
  • Riesamina il contesto del concorso: assicurati che il testo dialoghi con il bando, rispettando vincoli espliciti e impliciti

Ricorda che non si tratta mai di punire chi sbaglia, ma di capire che la giuria valuta tutto insieme: contenuto, forma e leggibilità.

Più il tuo testo risulterà nel suo habitat naturale e nella sua forma più smagliante (per forma e contenuto), più la giuria troverà piacevole la lettura.

Purtroppo le scorciatoie magiche esistono solo nei racconti fantasy: qui si tratta di testi consapevoli, chiari e leggibili, che hanno sempre più possibilità di emergere, anche in concorsi competitivi.

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