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Come scrivere un grande incipit

Quelle maledette prime righe. Sono soltanto poche righe, eppure trovare le parole giuste è sempre difficilissimo. Ed è normale che lo sia, perché spesso il lettore ti dà pochissimo tempo per conquistarlo.
Molti lettori quando vagano in libreria è probabile che aprano un libro dopo l’altro e leggano l’incipit. Non la prima scena, non il primo capitolo: soltanto l’incipit. E se è fiacco, quasi sicuramente lo ripongono sullo scaffale e continuano nella loro ricerca.
Se sei qui è perché, giustamente, non vuoi che accada col tuo romanzo.
E allora, scopriamo assieme come scrivere un grande incipit!

 

Leggi gli incipit dei grandi autori

Studiare i maestri è sempre il primo passo.
Leggi le prime frasi dei libri che ami di più, o di quelli che hanno segnato la storia della letteratura. Nota come introducono un personaggio, un tema, un’ambientazione, un tono, o diversi di questi elementi allo stesso tempo.
In fondo all’articolo troverai tre incipit di tre grandi opere. Leggili e, anche se non conosci i romanzi da cui sono tratti, prova a capire o a immaginare quali saranno l’ambientazione, il tono del narratore, il tema trattato e la caratterizzazione del protagonista. Non riuscirai a trarre tutte queste informazioni da ogni singolo incipit, ma alcune sicuramente sì.

Tieni conto dei diversi piani di lettura, e sii coerente

Dopo aver studiato attentamente gli incipit di autori più esperti, inizia a ragionare sul tuo.
Tieni conto di quanto hai imparato. Nello spazio di poche righe dovrai trovare il modo di introdurre due o più degli elementi di cui sopra.
Ricordati che il tuo incipit deve essere coerente con il resto dell’opera. Diceva Calvino: “L’incipit è il momento della scelta: ci è offerta la possibilità di dire tutto, in tutti i modi possibili; e dobbiamo arrivare a dire una cosa, in un modo particolare. Ogni volta l’inizio è questo momento di distacco dalle molteplicità dei possibili: per il narratore l’allontanare da sé la molteplicità delle storie possibili, in modo da isolare e rendere raccontabile la singola storia che ha deciso di raccontare”.
Non lasciar intendere che il tema centrale sarà X quando invece sarà Y, non usare un tono o un lessico diversi da quelli che usi nelle pagine successive. Insomma, non ingannare il tuo (potenziale) lettore!

Abbiamo parlato di incipit su Youtube:

Salta l’incipit

Per via del suo peso specifico potrebbe essere complicato trovare un incipit all’altezza del resto dell’opera. Questo potrebbe portarti verso un pericoloso “blocco dello scrittore”, quindi fai attenzione!
Forzati di scrivere, anche di getto, e lascia scorrere il flusso creativo. Le parole giuste con cui iniziare le troverai poi, e sarà più semplice di prima.
Se invece non hai difficoltà a buttare giù l’incipit, buon per te. Ricorda però che, al momento della revisione, è probabile che tu debba comunque modificarlo. Dovrai renderlo perfetto per la storia che stai raccontando, che non sarà mai tale e quale a quella che prefiguravi nella tua testa.

 

Conosci gli errori da evitare

Molti scrittori alle prime armi fraintendono la funzione dell’incipit, finendo per dare più informazioni di quanto siano necessarie, spesso del tutto inutili.
Ecco cosa non fare nell’incipit:

 

1) Non fornire l’identikit del protagonista

È materiale poco adatto a un incipit, che deve subito catturare l’attenzione del lettore. Se necessario alla storia puoi fornirci qualche dettaglio, ma è bene che sia originale e, soprattutto, rilevante.
E non dimenticare la regola dello Show, don’t tell: molti scrittori, anche alcuni con milioni di copie vendute, spesso raccontano anziché mostrare. Non ci mostrano che un personaggio è astuto, ricco, colto, ma ce lo spiattellano. Prendete ad esempio l’incipit de Il Codice da Vinci di Dan Brown:

Il famoso curatore del Louvre, Jacques Saunière, raggiunse a fatica l’ingresso della Grande Galleria e corse verso il quadro più vicino a lui, un Caravaggio. Afferrata la cornice dorata, l’uomo di settantasei anni tirò il capolavoro verso di sé fino a staccarlo dalla parete, poi cadde all’indietro sotto il peso del dipinto.

Come da lui previsto, una pesante saracinesca di ferro calò nel punto da cui era passato poco prima, bloccando l’ingresso al corridoio. Il pavimento di parquet tremò. Lontano, un allarme cominciò a suonare.

“Il famoso curatore del Louvre”, “l’uomo di settantasei anni”, “come da lui previsto”: non importa che il romanzo in questione abbia venduto 85 milioni di copie, sono tutti errori da penna blu, rossa se si hanno degli standard più severi. Quelle segnalate sono cose che non avrebbero dovuto trovare posto nell’incipit ma nella successiva indagine, qualora fossero stati elementi necessari. Ripulito di quei tre obbrobri, l’incipit, già di per sé accattivante, migliora moltissimo.

 

2) Non fare una lunga e minuziosa descrizione del paesaggio e dell’ambientazione

Non sei Alessandro Manzoni e i gusti dei lettori sono cambiati parecchio dall’Ottocento a oggi.
È molto più efficace una descrizione fatta di poche pennellate ben ponderate che una fotografia in 4k in cui ogni singolo dettaglio è a fuoco. Se tenti di tediare il lettore sin dalle prime righe, è probabile che quelle saranno anche le ultime che leggerà.

 

3) Non fare un riassunto di quello che accadrà

Uccideresti la suspense e daresti al lettore anticipazioni che non sono necessarie come gancio o a livello di struttura della storia.
Puoi quindi usare un flash-forward che ci proietti avanti per poi ripartire dall’inizio. È uno stratagemma che usano in molti, specie in libri di genere horror o thriller, e che serve a far capire sin da subito al lettore cosa verrà messo in ballo nel corso della storia: spesso, la vita stessa del protagonista o di qualcuno a lui molto caro.
Puoi anche anticiparci il destino finale di un personaggio, ma solo se la tua è una consapevole scelta di tecnica narrativa. Prendiamo ad esempio l’incipit di Cronaca di una morta annunciata di García Márquez:

Il giorno che l’avrebbero ucciso, Santiago Nasar si alzò alle 5,30 del mattino per andare ad aspettare il battello con cui arrivava il vescovo. Aveva sognato di attraversare un bosco di higuerones sotto una pioggerella tenera, e per un istante fu felice dentro il sogno, ma nel ridestarsi si sentì inzaccherato da capo a piedi di cacca d’uccelli. «Sognava sempre alberi, – mi disse Plácida Linero, sua madre, 27 anni dopo, nel rievocare i particolari di quel lunedì ingrato. – La settimana prima aveva sognato di trovarsi da solo su un aereo di carta stagnola che volava in mezzo ai mandorli senza mai trovare ostacoli», mi disse. Plácida Linero godeva di una ben meritata fama di sicura interprete dei sogni altrui, a patto che glieli raccontassero a digiuno, ma non aveva riscontrato il minimo segno di malaugurio in quei due sogni di suo figlio, né negli altri sogni con alberi che lui le aveva riferito nei giorni che precedettero la sua morte.

García Márquez, lo si evince già dal titolo, struttura il suo romanzo come un conto alla rovescia verso il momento in cui il protagonista morirà. Non aveva alcun senso per lui tenerlo nascosto, quindi ci mette al corrente del suo destino già nella prima riga e in questo modo ci incuriosisce e invoglia ad andare avanti.
Diverso sarebbe se, in un giallo, si usasse come incipit:

Il commissario Fanciullacci non si sarebbe mai aspettato che, al termine dell’indagine per l’omicidio della contessa, avrebbe dovuto arrestare proprio il suo caro amico, l’ispettore Garelli.

Se non se lo sarebbe aspettato il commissario è probabile che, raccontando la storia dall’inizio, non se lo sarebbe aspettato neppure il lettore. E allora, perché dirglielo?

 

Tre incipit da cui imparare

Di seguito troverai tre incipit considerati tra i più belli della storia della letteratura.
Leggili attentamente e cerca di calarti nel mondo narrativo a cui ti stanno introducendo.
Fai l’esercizio di cui abbiamo parlato nel secondo paragrafo.

Molti anni dopo, di fronte al plotone di esecuzione, il colonnello Aureliano Buendía si sarebbe ricordato di quel remoto pomeriggio in cui suo padre lo aveva condotto a conoscere il ghiaccio. Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche. Il mondo era così recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito.

 

Se davvero volete sentirne parlare, la prima cosa che vorrete sapere sarà dove sono nato, e che schifo di infanzia ho avuto, e cosa facevano e non facevano i miei genitori prima che nascessi, e altre stronzate alla David Copperfield, ma a me non va di entrare nei dettagli, se proprio volete la verità. Primo, è roba che m’annoia, e secondo ai miei verrebbero un paio di ictus a testa, se andassi in giro a raccontare i fatti loro. Su certe cose sono permalosissimi, specie mio padre. Simpatici, per carità, ma anche parecchio permalosi. E poi non mi metto certo a farvi la mia stupida autobiografia o non so cosa. Vi racconterò giusto la roba da matti che mi è capitata sotto Natale, prima di ritrovarmi così a pezzi che poi sono dovuto venire qui a stare un po’ tranquillo.

Il giovane Holden, J.D. Salinger

 

Qualcuno doveva aver calunniato Josef K., perché, senza che avesse fatto niente di male, una mattina fu arrestato. La cuoca della signora Grubach, la sua affittacamere, che ogni giorno verso le otto gli portava la colazione, quella volta non venne. Non era mai successo prima. K. aspettò ancora un poco, guardò dal suo cuscino la vecchia che abitava di fronte e lo stava osservando con una curiosità del tutto insolita per lei, ma poi, stupito e affamato insieme, suonò il campanello. Subito bussarono, e un uomo, che K. non aveva mai visto prima in quella casa, entrò.

Il processo, Franz Kafka

 

Se non hai ancora letto i romanzi da cui sono tratti, dicci: ora non ti è venuta voglia di farlo?

Hai qualche ulteriore consiglio per imparare a scrivere un grande incipit?
Faccelo sapere nei commenti!

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