La lettura non permette di camminare, ma permette di respirare

  • 11
  •  
  •  

La pandemia e la metà piena del bicchiere

Negli ultimi anni abbiamo vissuto mesi di silenzio. Mesi di attesa. Riuscire a scambiare qualche parola con il vicino di casa dal balcone, tra un TG e l’altro, ci pareva un gran traguardo.

La socialità ha lasciato il posto all’uso (e abuso) dei social. Oggi però, vorrei concentrarmi sulla metà piena del bicchiere.

Abbiamo ricominciato a scrivere, scriverci, commentarci. Ci siamo ascoltati da lontano e abbiamo tradotto in parole abbracci che non ci era possibile stringere.

Senza rendercene conto siamo stati capaci di modificare il nostro stile di vita, di tornare nei panni di giovani militari innamorati che partivano per la leva o di giovani donzelle rinchiuse nella propria torre in attesa di essere salvate (che poi sia chiaro, nessuna di noi crede ancora nel principe azzurro). Il tutto con l’ausilio della tecnologia che ci ha permesso di risparmiare vite di alberi innocenti e francobolli, e che tra un messaggio whatsapp e l’altro ci permetteva di veder spuntare il faccione della nonna di turno, che con occhio attento indagava sul pranzo della giornata corrente.

ISOLAMENTO CHE VIVI, AMICI CHE TROVI

E così abbiamo trascorso giorni di isolamento, aggrappandoci alla speranza di poter scrivere una storia migliore, alla ricerca costante del contatto. Abbiamo divorato serie tv, libri, cercando di estraniarci da una realtà fatta di solitudine ed incertezza. Ci siamo sentiti vicini a realtà di cui prima ignoravamo l’esistenza, contattando quel cugino di nono grado per sapere se nel suo paesino oltreoceano la situazione fosse vagamente in via di miglioramento. Abbiamo stretto amicizie su gruppi telematici conoscendo solo l’username di mariorossi72, che in quel momento sembrava essere la forma di vita per noi più interessante. Ci siamo collegati senza porci questioni, a scrivere poemi omerici perché comunque nell’altra stanza c’è nostro fratello in DAD e non si può stare tutto il giorno al telefono.

Dunque eccoci qui, confessioni alle 02:00 di notte, “mi manchi” come se piovessero, perché di mancanze ne abbiamo sperimentate tante.

E quante volte avreste voluto fiondare dalla finestra il vostro telefono o quel libro d’amore che citava baci appassionati che per noi erano del tutto vietati?

Per non parlare dell’invidia nei confronti di quei film dove amici abbracciati se ne andavano a zonzo senza mascherina alcuna.

TORNATI A UNA NUOVA NORMALITÀ?

Ad oggi la normalità sembra essere meno distante e tante emoticon sono tornate strette di mano, baci sulla guancia, abbracci sentiti. Personalmente realizzo di aver perso l’abitudine ad esprimermi vocalmente, mi capita di avere incontri e di ritrovarmi poco dopo, appena salita in macchina a cercare le parole giuste da scrivere per rimediare a risposte non date vis a vis. Ciò che so per certo però, è che sono grata ai Sumeri per questo immenso dono della scrittura che ci ha permesso di non perderci, di barricarci nelle nostre case ma di lasciare comunque un piccolo minuscolo spiraglio alle nostre voci che seppur non udibili, sono rimaste leggibili, forti e chiare.

E tu? Come hai vissuto questo periodo di comunicazione a distanza? E come stai vivendo oggi il ritorno al dialogo in presenza fisica?

31 Commenti a La pandemia e la metà piena del bicchiere

  1. Massimo Palladino Minneci

    Io sono d’accordo con chi, come voi, ha deciso di non smettere di trasmettere e di trasmettersi che non è un peccato nè veniale nè mortale. Anzi, diventa il benessere necessario a vivere, per noi che viviamo sempre l’arte della comunicazione che può essere letteraria o musicale o altro ancora.

    • Francesca Massaro

      Grazie per la tua condivisione Massimo!

  2. Elena Brescacin

    Ho preso -e prendo- tutte le opportunità di lavoro che mi dà il digitale. Evitare riunioni in presenza, logistica, trasporti, casino che per una persona con disabilità sono spesso e volentieri problemi. Credo di esser cresciuta professionalmente più in questi ultimi due anni che il resto. Poi ovvio che è meglio uscire all’aria, ma vivere sempre con la nostalgia addosso è tossico.
    Uso i social, sì, ma ultimamente sono diventati uno schifo per cui ho un blog personale di racconti di fantasia e quando non lavoro o studio, mi diverto così.
    Dato che tali racconti parlano di virus, io e il mio amico e collaboratore avevamo anche pensato di smettere quando è venuta fuori tutta st’emergenza; poi però, visto che ci divertivamo abbiamo convenuto entrambi che TRA SMETTERE e continuare,… TRASMETTERE è continuare! ☣

    • Francesca Massaro

      Ciao Elena, sono contenta che anche tu abbia trovato la tua metà piena del bicchiere! Mi piacerebbe curiosare sul tuo blog…

      • Elena Brescacin

        Se vuoi farti del male – http://www.plusbrothers.net

        C’era il sito web come campo da compilare sui commenti ma non linka, amen! Scelta del gestore per evitare stupidi che si fanno autopromozione evidentemente. Comunque io non posso assolutamente dire che l’emergenza sanitaria sia “un periodo bellissimo” prenderei in giro tutti quelli che stanno male e sono morti, “vedere il bicchiere mezzo pieno” per tenere il proverbio, vuol dire principalmente essere consapevoli prima del male. Padroneggiarlo e arrivare ad esorcizzarlo.

      • Francesca Modena

        Ciao Francesca, il tuo racconto sulla pandemia è bellissimo!

        • Francesca Massaro

          Grazie di cuore..!!

  3. Rosanna Zanini

    Cara Francesca
    Mi ha fatto molto piacere conoscerti
    Riguardo alle visite ai familiari come infettivologa ti dico di tenere alta la guardia l’omicron non è così leggero come si crede
    I morti stanno aumentando e hanno superato i morti dello stesso periodo del 2021 quando il vaccino ancora non c’era.
    Per motivi probabilmente economici stanno riaprendo tutto, invece di chiudere, io vi consiglio di stare più lontano possibile da anziani con pluripatologie concomitanti.

    • Francesca Massaro

      Il piacere è mio, Rosanna!
      Un saluto

      • Rosanna Zanini

        Spero di risentirci in in prossimo dialogo
        Ti abbraccio

      • Elena Brescacin

        Se vuoi farti del male – http://www.plusbrothers.net

        C’era il sito web come campo da compilare sui commenti ma non linka, amen! Scelta del gestore per evitare stupidi che si fanno autopromozione evidentemente. Comunque io non posso assolutamente dire che l’emergenza sanitaria sia “un periodo bellissimo” prenderei in giro tutti quelli che stanno male e sono morti, “vedere il bicchiere mezzo pieno” per tenere il proverbio, vuol dire principalmente essere consapevoli prima del male. Padroneggiarlo e arrivare ad esorcizzarlo.

  4. Rosanna Zanini

    Cara Francesca
    Io credo che la paura del virus sia stato un deterrente maggiore a parlare col vicino, o anche ad andare a trovare famigliari e parenti più che il lock down stesso.
    C’era un terrore che è andato man mano scemando, e non perché il virus sia diventato più “buono” vediamo infatti che tutt’ora il numero di morti giornalieri sono più o meno identici ai morti dello stesso periodo di un anno fa.
    Però sembra che l’omicron sia più leggera solo perché ci siamo abituati a conviverci…

    • Francesca Massaro

      Tante variabili ci hanno portato a ritrovarci distanti dai nostri affetti purtroppo… speriamo di tornare presto a non dover avere più paura alcuna. Nel frattempo, ti abbraccio virtualmente Rosanna.
      Grazie ancora per i tuoi pensieri!

  5. Rosanna Zanini

    Maria Concetta
    I meno fortunati e attrezzati lo sono sempre non solo col lock down.
    Importante è aiutarli a dare loro una idea, la noia e la depressione viene perché pensi di non avere idee. Peter l’ha trovata, leggere i libri, fantastico Peter!

  6. Rosanna Zanini

    Si è vero che l’uomo è un animale sociale!
    Ma chiudersi a chattare invece finalmente di poter parlare con la propria famiglia mi sembra solo un’aberrazione prodotta da una cultura dominante
    Purtroppo sta andando così, riempire il vuoto comunicativo che c’è nella famiglia con i rumori di voci e suoni esterni, come se veramente fossero il pieno della nostra vita, è solo un condizionamento culturale dovuto a una società in decadenza che fondamentalmente ha paura di ritrovare ciò che veramente conta, perché l’intimità è sempre più difficile, si preferisce ottundere quella veritas che habitat in interiore corpore, con cuffie ripiene di musica, isolandosi in relazioni virtuali, non accorgendosi che invece la felicità sta lì proprio in quelle stanze, solo che avessero il coraggio di rompere quel muro di incomunicabilità che esiste proprio all’interno delle famiglie!
    E che il lock down mette in risalto, e invece si continua a fuggire…

  7. Maria Concetta Distefano

    Sono felice tu abbia “approfittato” di questa opportunità!
    Condivido il tuo pensiero il linea di massima ma mi rendo anche conto che ci sono (state) realtà oggettive difficili per i meno fortunati e “attrezzati”. Grazie della condivisione.

  8. Maria Concetta Distefano

    Well, io e tre amiche ci abbiamo scritto su un libro! Tre scrittrici e un’illustratrice.
    Titolo? QUESTO NON È UN LIBRO SUL COVID, perché non gliel’abbiamo voluta dar vinta al “virius”, tanto per dire, e abbiamo scritto, in maniera molto ironica e, si auspica, divertente, delle nostre disastrose/estrose esperienze in pieno lockdown. Il punto di vista di un’autrice che ha scoperto di avere un cancro al seno, il mio di nonna filastroccosa con nipotini a carico, un’altra autrice ha dissertato sulla famigerato DAD e abbiamo anche scritto storie distopiche. In appendice un glossario semiserio che analizza neologismi e anglicismi legati alla pandemia. Il libro è uscito per i tipi de Le Mezzelane. È stato molto divertente lavorare a 8 mani (operazione octopus!) e “creativizzare” la “m…” situation!

    • Francesca Massaro

      Ciao Maria Concetta! Che bello leggere di questa vostra splendida idea, grazie per averla condivisa con noi.
      Leggerò volentieri il vostro lavoro ad otto mani.
      In bocca al lupo per tutto!!

      • Maria Concetta Distefano

        Ma grazie!
        Le Octopus

  9. Peter Hubscher

    La mia prigione, le quattro mura dell’appartamento milanese si è amplia sino a comprendere uno spazio infinito e mondi che pensavo scomparsi. Ecco nella biblioteca i libri ,comprati ,rubati comunque fatti miei mi hanno chiesto di essere letti. Li avevo quasi dimenticati sedotto dalle macchine. Ora grazie al Covid 19 ho trovato il tempo per riprendere l’innamoramento ,sedotto dai titoli a cui non avevo prestato attenzione.
    Come ha scritto il filosofo Petrica Cel Frumos ” Nella limitazione del fisico è la chive per ottenere l’infinito dello spirito.(tradotto male dal rumeno).

    • Francesca Massaro

      Che bello leggere di questo ritrovato amore per i libri Peter, grazie per averlo condiviso con noi!
      Ti auguro che l’effetto di questa “seduzione” duri in eterno.

      • Maria Concetta Distefano

        Ma grazie!
        Le Octopus

        • Francesca Massaro

          Grazie a voi!

    • Rosanna Zanini

      Maria Concetta grazie della tua testimonianza,
      Questo conferma quanto l’uomo sia ricco di creatività! E come questa ricchezza del tutto umana li faccia essere così idonei ad affrontare qualsiasi situazione.
      Il fatto che l’uomo possa isolarsi per mesi nello spazio ci dice quanto l’uomo abbia le risorse per adattarsi a tutto veramente e non solo al caldo al freddo e alla folla, la sta creatività e la sua curiosità lo possono portare con estrema gioia a fare qualsiasi esperienza, e in qualsiasi situazione.
      Il lock down poteva essere una occasione per fortificarsi e non deprimersi , purtroppo troppe cisezembtano essere mancate a queste persone che sono abbattute solo perché si toglieva il loro giocattolo preferito.
      Ha fatto scoppiare famiglie perché già dentro erano scoppiate… a loro insaputa!
      Ha fatto aprire gli occhi sui loro condizionamenti, su quanto avevano venduto di loro stessi ai richiami pubblicitari, che avevano inventato una società inesistente, i cui valori erano basati sul nulla, sui valori effimeri dei soldi e di quanto si può comprare.
      Io non credo proprio che la felicità la trovi se esci con gli amici…
      La trovi se ritrovi il dialogo all’interno della tua famiglia , se riesci a parlare con tua madre e con tuo padre…
      Ritrovare al di là dei fantasmi che hai introiettato dei tuoi genitori quando avevi tre anni, li ritrovi tu adulto con loro tuoi pari!
      A questo il virus poteva servire, a ridare le giuste gerarchie alle cose che contano!
      Se ti sei arrabbiato perché hai perso il ciuccio, purtroppo hai perso una occasione per crescere…

      • Maria Concetta Distefano

        Grazie. Bellissimo commento!

  10. Rosanna Zanini

    Mi chiedo dove sia andata a finire la creatività…
    Avete mai visto un bambino giocare?
    Può stare ore e ore da solo a giocare anche con un barattolo, o a raccontarsi favole.
    Perché la sua creatività non ha confini!
    In tutto questo bisogno di corrispondenze ci trovo il mito di questa società: la felicità viene da fuori…
    Io ho vissuto in modo meraviglioso questo lock down, finalmente libera di stare con me stessa, di poter creare!
    Senza sentirmi in colpa perché “sprecavo tempo”, finalmente utilizzavo tutto il mio tempo tra pizzi e pennelli, utilizzato il mio tempo finalmente ad amare e ad essere amata dalla mia famiglia, senza più spazi vuoti dovute alle assenze da casa per lavoro.
    E stato un periodo bellissimo!!!
    E ancora non capisco come la maggior parte della gente si possa essere lamentata della perdita, invece che ritrovare una ricchezza!
    A tanto è arrivata la massificazione del consumismo?
    Che se non si usufruisce del chiasso e della illuminazione artificiale dei negozi e dei bar e dei ristoranti e della “movida”, la nostra vita è finita, addirittura si va in depressione perché il “noi stessi” è vuoto!
    Ragazzi non è così!
    Avete perso solo una opportunità di credere nella vostra ricchezza interiore, ritornate bambini e create il mondo!

    • Francesca Massaro

      Cara Rossana, mi trovi del tutto concorde, l’esperienza della “chiusura” lascia ogni essere umano a ricercare in se stesso ciò che è importante e utile per lui per vivere in equilibrio; tra questi valori la socialità resta una esigenza, a mio avviso, primaria di molti individui, ancor più nella fase iniziale della vita, ma ovviamente dipende da come ciascuno di noi è .. con i pro ed i contro di ogni situazione.

      Ti ringrazio davvero per l’attenzione e per il sensibile e costruttivo contributo.

  11. Lucia

    Quanta verità in queste parole

    • Francesca Massaro

      Sono molto contenta che tu possa esserti ritrovata in ciò che ho scritto, Lucia!

  12. Carolina

    Grande articolo, bel pensiero

    • Francesca Massaro

      Grazie di cuore, Carolina!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Non perdere un aggiornamento!

Non perdere
un aggiornamento!

Iscriviti alla nostra mailing list
per rimanere sempre aggiornato.