La lettura non permette di camminare, ma permette di respirare

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Cattedrale, di Raymond Carver

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Cattedrale è tra i racconti più famosi di Carver, il più iconico e probabilmente tra i racconti più citati nei corsi di scrittura. Infatti, pur non volendo. è venuto fuori un po’ per caso in una delle lezioni del nostro master. La cosa che mi stupisce è che ogni volta che ne ascolto l’analisi capisco certi aspetti nuovi che avevo sottovalutato prima. Se aggiungi a tutto questo il fatto che stiamo parlando di un racconto di circa 6.500 parole che non usa chissà quali paroloni e senza uno stile particolarmente ricercato, questo la dice lunga sulla capacità di scrittura di questo autore. 

L’inizio e il conflitto da superare

Abbiamo un protagonista, Robert, che scopre che la moglie ha invitato a cena un amico cieco. Questa notizia destabilizza Robert, che si scopre subito infastidito, nervoso, senza sapere davvero il perché. Questo è il cosidetto “conflitto esteriore”, un conflitto che il protagonista crede di dover superare, ma che in realtà nasconde qualcosa di più profondo, qualcosa che riguarda l’interiorità di quel personaggio, ma che non scopriamo subito nella lettura e di cui probabilmente nemmeno lui, il protagonista, ne è consapevole. 

 

La descrizione del cieco

E insomma la serata sembra mettersi male già all’arrivo dell’invitato, perché quando bussano alla porta, Robert si accorge che il cieco non porta gli occhiali e questo fatto lo rende ancora più nervoso: tutto questo genera una delle descrizioni più belle della storia dei racconti, piena di pregiudizi e che ci fa inquadrare immediatamente il carattere del protagonista. Tral’altro abbiamo usato proprio questa descrizione nel nostro “dizionario delle emozioni”. 

 

La scelta del protagonista

Rimangono Robert e l’amico cieco sul divano, che finiscono con quello che facciamo tutti quando finiamo gli argomenti di conversazione: guardano la televisione. E a un certo punto, facendo zapping tra i canali, si imbattono nelle immagini di una cattedrale. È così che Robert scopre che il cieco non solo ovviamente non ne ha mai visto una, ma proprio non riesce a immaginarsela. Ed è proprio lì, nell’azione che segue questa notizia, che il protagonista dimostra di avere tutte le carte per essere il protagonista di questa storia, e decide di spiegare al cieco, costi quel che costi, cosa sia una cattedrale.

 

Il climax

A quel punto segue un dialogo in cui Robert ce la mette proprio tutta e fino alla fine sembra proprio non farcela, e un attimo prima di mollare l’ospite ha un’idea: gli chiede di disegnarne una insieme. Quindi c’è questa scena di Robert con la matita in mano e il cieco con le mani sulle sue. E a un certo punto gli chiede di chiudere gli occhi e di continuare a disegnare e lui, Robert, proprio lui, quello dei pregiudizi, quello che non riusciva a sopportare l’idea di avere per cena in casa un perfetto sconosciuto, per di più cieco, a quel punto Robert chiude gli occhi.

 

Qual è il messaggio?

E quindi abbiamo due personaggi, che a malapena si conoscono l’un l’altro, insieme su un divano, uno di loro non può vedere, e l’altro che che non voleva vedere, che insieme disegnano una cattedrale.

A volte abbiamo bisogno di chiudere gli occhi per accettare il diverso, per superare la nostra cecità mentale che ci vieta di scoprire parti di mondo che escludiamo dalla nostra vita a causa dei nostri pregiudizi, di meccanismi che mandiamo avanti per inerzia e che siamo in grado di sconfiggere solo in una situazione così imprevedibile, come quella di trovarci da soli, su un divano, con un perfetto sconosciuto, mani nelle mani, a disegnare insieme una cattedrale. 

 

E tu? Hai mai letto questo racconto? Che ne pensi?

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