La lettura non permette di camminare, ma permette di respirare

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Scrivere per riordinare i pensieri

Quante volte vi sarà capitato di ritrovarvi frasi incastrate in gola, senza riuscire a spingerle fuori attraverso le labbra? E se quegli stessi pensieri potessero abbandonare la nostra mente incamminandosi verso le nostre dita? Se potessimo toccare con mano quelle paure piccole o grandi che ogni tanto vengono a bussare sulla nostra schiena? Se potessimo osservarle prendere forma sui fogli di un quadernino che decideremo di chiudere in qualche cassetto quando saremo pronti per farlo? 

Per me scrivere è stato anche questo: gettare sul tavolo dubbi e andare avanti fino a trovare uno stato di pace interiore, una piacevole sensazione di vuoto. Sì, mi svuoto la testa riempendo pile di fogli.

Ma non sempre abbiamo bisogno di cose ordinate, ordinarie. A volte ci occorre il caos per ritrovarci. Può sembrare assurdo ma un turbinio caotico di pensieri trascritti su carta può portare la serenità dell’ordine nella nostra mente.

Se per esempio c’è quel messaggio che proprio non vedi l’ora di mandare ma ti ritrovi a scrivere e cancellare compulsivamente le stesse tre parole da più di un’ora, prenditi il tuo tempo. Siediti. Carta, penna. Un bel respiro. Cosa è che realmente ti spaventa? Essere giudicata? Non essere compresa? Qual è la cosa peggiore che può capitarti dopo avere premuto il tasto d’invio? 

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E SE LE PAURE, MESSE NERO SU BIANCO, DIVENTASSERO PIÙ GESTIBILI?

La vita, come la scrittura, è fatta di questo: scelte. Noi scegliamo di stare bene o male. Scegliamo cosa dire, scrivere, e scegliamo come farlo, scegliamo il peso che diamo alle nostre parole.

Sei tu il tuo narratore, il tuo editore, il tuo protagonista.

E non c’è trama più fitta di una vita umana, ma con una buona dose di determinazione ed autoironia non vi sarà sfida che tu, personaggio principale, non possa riuscire a superare.

E TU? TI È MAI CAPITATO DI SFOGARE EMOZIONI SCRIVENDO?

13 Commenti a Scrivere per riordinare i pensieri

  1. Marcello Favale

    Lo faccio sempre e sempre uso, come dici nell’articolo, il caos.
    Lo faccio come se vomitassi senza stare a pensare cosa e come viene fuori, solo così mi sento libero.
    Dopo, magari il giorno seguente, posso anche cercare di dargli un vestito più elegante, ma difficilmente gli calza meglio dell’originale, l’eleganza è scomoda se non ci fa sentire a nostro agio.
    Marcello Favale

    • Rosanna Zanini

      Non lo dire a me!
      Idem
      Allora sai che faccio?
      Scrivo, butto giù tutto quello che ho da scrivere.
      Poi rileggo e trovo che ho saltato molte cose, allora le aggiungo direttamente a quello già scritto
      Poi rileggo il tutto, ci penso un bel po’
      E rinizio a scrivere ex novo, dando un’ordine e anche emozioni e storie personali a quello che prima era solo la trama disordinata ma globale, su cui mi ispiro e metto ordine e completo, nella nuova stesura .
      Non è detto che col senno di poi non ne faccia una terza e oltre…
      Ma ogni volta è come se maturasse ed evolvesse ed io ne sono sempre più soddisfatta.
      Certo non è detto che debbo riscrivere tutto, logico che dei pezzi li incollo.
      Finora non ho trovato altro metodo…

      • Marcello Favale

        E non devi cercarne un altro se questo è quello che, alla fine, ti fa essere soddisfatta. 😉

        • Rosanna Zanini Einaudi

          Grazie Marcello dell’incoraggiamento!

          • Marcello Favale

            Grazie a te 🙂

  2. Rosanna Zanini

    Grazie Francesca
    Mia dolce amica invisibile…
    Mi hai commosso
    Ti abbraccio con tanto affetto

    • Francesca Massaro

      grazie a te Rosanna

    • Salvo Figura

      Non scrivo per riordinare i pensieri anzi, si forma un caos nella mente, difficile da gestire e così non seguo un ordine cronologico nelle mie storie. Passo dall’ incipit al media res e magari al finale, mano a mano che le idee o i dialoghi affiorano.
      L’ordine viene alla fine, a lavoro finito.

  3. Rosanna Zanini

    Cara Francesca
    Che bello risentirti
    Io ho perso il mio compagno di giochi, il mio amico più caro, il mio amante più appassionato in una parola mio marito tre mesi fa.
    Il dolore è stato… non c’è una parola che possa significarlo pienamente, divisa a metà, cercando con l’altra metà di reggermi in equilibrio su una gamba sola..
    Lui è morto in ospedale, ma non da solo con me vicina il giorno e la notte e con le mie figlie sempre presenti per il loro papà.
    E quei pochi momenti che lo lasciavo, ci scrivevamo per whatsapp.
    Quando è morto ho continuato a scrivergli, dirgli tutto l’amore e come il mio pianto non era dolore ma era amore!
    Il mio pianto era la gioia di ricordare i momenti che la vita ci ha concesso di stare insieme, sessant’anni passati in un soffio di sprazzi di ricordi, uno più bello e commovente dell’altro.
    E il pianto era tutto l’amore che sgorgava, come le mie lacrime da quei ricordi, dal suo sorriso, dai suoi occhi innamorati.
    Gli scrivevo quanto mi mancava e come mi fosse difficile credere alla sua morte.
    La consolazione più grande era aspettare che lui mi venisse a prendere, dovevo essere bella come mi aveva lasciato, e saremmo stati per sempre uniti…
    Ho le sue ceneri e la mattina le abbraccio, e sento che lui mi è vicino…
    Com’è tutto così bello…
    La sua foto che mi guarda e io la bacio e piango d’amore.
    Sento che è solo un fatto fisico il distacco ma come dicono i nativi americani, lui sta nel vento, nella luce del sole, nelle verdi foglie di primavera, nel limpido sgorgare della sorgente e li voglio tornare insieme a lui.
    Ho detto alle mie figlie quando anche io sarò cenere, di unirle alle sue e in una giornata molto ventosa, salire sulla cima del colle, (noi stiamo in montagna) e lasciarle andare col vento così che possiamo volare nel cielo infinito insieme per sempre….

    • Francesca Massaro

      Rosanna, ti ringrazio.
      Immagino non sia affatto semplice condividere emozioni profonde come le tue.
      Ammiro la forza del vostro amore e sono certa che nessuna distanza la potrà mai scalfire.
      Grazie ancora per averci regalato un immenso pezzo del tuo cuore.
      Un affettuoso abbraccio

      • Rosanna Zanini

        Cara Francesca
        Mia dolce amica invisibile…
        Ti abbraccio con tanto affetto

  4. salvo figura

    Certo che sì!
    Le emozioni si fanno strada dalla mente e dal cuore, fino alla penna o una tastiera e diventano palpabili se l’eventuale lettore riuscirà a comprendere e soprattutto se lo scrittore è riuscito nell’impresa della “sospensione dell’incredulità”.

    • Francesca Massaro

      Grazie per aver condiviso questo bel pensiero Salvo!

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