La lettura non permette di camminare, ma permette di respirare

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Sei uno scrittore di successo?

L’altro giorno ricevo questa email da parte di uno scrittore che si autoproclama “autore di successo”. Sono sincero: leggere quell’espressione mi ha fatto sorridere e la prima cosa che ho pensato è stata: “Ma se non conosco il tuo nome, come puoi definirti di successo?”.
Ma mi sbagliavo.
Intanto perché non posso sostenere che un autore non sia di successo solo perché non so chi sia. Questo è un errore che facciamo spesso: pensiamo che ciò che conosciamo sia corrispondente alla realtà, quando invece questa è molto più complessa e sterminata.

Quando possiamo dire di aver raggiunto il successo?

E la domanda di oggi è: quando puoi dire che tu o il tuo libro ha raggiunto il successo? O, se non ti piace la parola successo, quando hai raggiunto il tuo obiettivo?
Quando hai venduto tante copie? Quante copie? Cento, mille, un milione?
Quando i lettori delle dieci copie che hai venduto dicono di essere innamorati del tuo libro? E se metà di loro invece lo odiassero?
Quando la scrittura ti permette di pagare le bollette? O di comprarti una vacanza? Una macchina? E se non ci ricavassi mai un centesimo?
Quando il tuo libro su Amazon ha delle recensioni a cinque stelle?
Che succede se hai scritto il libro più brillante di tutti i tempi, ma nessuno lo ha mai letto?
È difficile dare una risposta oggettiva alla definizione di successo, ecco perché chiunque potrà sempre pur non avendo mai scritto qualcosa di decente, e qualcun altro penserà di non averlo raggiunto, pur avendo venduto migliaia di copie.
E cos’è, per te, raggiungere “il successo” nella scrittura?

13 Commenti a Sei uno scrittore di successo?

  1. Gianni Ianuale

    “Vi sono disegni che non riusciamo ad interpretare, eppure in essi vi sono le chiavi per evadere dalle nostre prigioni”; “Non ho nulla o mio Signore! Eppure ad ogni alba che nasce e tramonto che vivo, mi sento più ricco di cielo e dalla finestra del mondo vivo il tuo incanto”; “L’anima è la madre di tutte le libertà”. Sono solo alcuni miei pensieri dato che ho pubblicato tre libri di aforismi, due sui santi, uno sugli angeli e circa trenta libri sulla poetica spirituale. Scrivere è come donare qualcosa agli altri della nostra esperienza, creatività ed intraprendenza. Tutto questo non lo faccio a scopo di lucro, ma per lasciare ai giovani l’esperienza di un’anima che si è sempre affidata alla grazia della beatitudine. Pertanto noi poeti, potremmo dire, siamo degli eletti, quindi creiamo qualcosa per la comunità a fin di bene. Ho ancora tanti testi da pubblicare, ma quando la pensione non basta, bisogna interpellare la provvidenza e continuare a far veicolare la nostra esperienza, quella che non trascura mai la volontà per l’armonia e il bene del prossimo.

  2. Alessandro

    Bellissima domanda e bellissimo argomento. Ho letto con curiosità tutti i commenti, e di ognuno di essi condivido almeno qualcosa: è vero, il successo può essere rappresentato dalla possibilità di vivere della rendita dei propri libri. Tuttavia, quanti spunti possono regalarci le esperienze vissute sul proprio posto di lavoro – per esempio – a beneficio della nostra creatività di scrittori? Specialmente durante il lockdown ho scoperto che la mancanza di stimoli esterni, per quanto mi riguarda, reprime, quasi soffoca la creatività. Ci sono stati periodi in cui ho scritto molto e non ho mai fatto leggere niente a nessuno, non riuscendo così a sentirmi realizzato. Un po’ come se avessi fatto una torta, e, invece di mangiarla o di offrirla a qualcuno, l’avessi messa nel congelatore. Di recente però ho partecipato ad un concorso e il mio racconto è stato fra quelli selezionati per la pubblicazione. E’ stata una soddisfazione, certo, ma soprattutto mi ha fornito quel tanto agognato riscontro: mi ha rivelato che ciò che scrivo può piacere, oltre che a me, anche a qualcuno che non ha la più pallida idea di chi io sia. Ho pensato che se una mia frase ha dato un brivido ad uno dei giurati che hanno letto quel racconto, così come ai parenti e amici a cui l’ho fatto leggere, allora quello è già stato, senza retorica, un successo. Certamente un successo editoriale è un’altra storia, ma non è ciò di cui stiamo parlando. In definitiva, credo che vivere unicamente delle proprie pubblicazioni non sia per tutti la condizione più auspicabile (certamente non per me): Sciascia scriveva i racconti d’estate, quando non insegnava a scuola. Avere delle periodiche – anche piccole, piccolissime – gratificazioni, invece, può essere un grande stimolo, specialmente per uno scrittore in erba.

    • Luca

      Grazie Alessandro per aver condiviso il tuo pensiero!

  3. alessandro

    già, cosa significa avere successo? per me è stato pubblicare il mio primo romanzo, In direzione opposta, o forse no, è iniziato prima, quando ho cominciato a vedermi pubblicare racconti e poesie concorso dopo concorso, quasi faticando a stare dietro alle pubblicazioni; forse nemmeno lì, successo è stato quando mi sono permesso di mettermi a un pc e di lasciare che la fantasia andasse via libera, che in qualche modo i pensieri e le emozioni si riversassero su quel word vuoto assumendo forme inedite. è chiaro, se penso al futuro un pò mi spaventa pensare che magari non pubblicherò più, o che potrei avere il blocco dello scrittore, non lo so, mi chiedo qual’è il limite dello scrittore, quanto possa essere connesso all’euforia della pubblicazione.

    • Luca

      Sto studiando attentamente tutte le questioni legate al blocco dello scrittore perché voglio farne un libro. L’argomento è molto più vasto e introspettivo di quanto possiamo immaginare 🙂

  4. mario filocca

    Come vendere un libro di valore, premiato da più giurie ?

  5. Mario Filocca

    Successo è quando rileggi un tuo testo dopo qualche tempo e lo trovi molto bello, Anche quando una lettrice ti scrive che ha pianto.
    Anche quando un lettore ti dice che è rimasto alzato tutta la notte per leggerlo.Quanto alla diffusione: che fare? Da Giugno 2018 ho vinto tre premi letterari, menzioni d’onore in tredici Concorsi, sono stato selezionato ecc.ecc. Ho venduto pochissimo. Qualcuno mi dice perché? Un editore mi ha detto che fra la qualità di un testo e la sua diffusione non c’è alcun nesso: la vendita di libri, come quellla dei biscotti, della pasta e dei preservativi, dipende dal marketing.

    • Luca

      Ciao Mario, ottimi spunti di riflessione. Se è vero che il successo di un buon libro dipende dal marketing, allora penso che dobbiamo imparare a farlo. Puoi cominciare col mettere il link al tuo libro qui? Di recente ho pubblicato questo video sull’argomento https://youtu.be/zYRhAUIS11E

  6. Iossa Carmine

    Ho scritto e pubblicato alcuni libri fin dagli anni Sessanta tra cui “L’odissea la Vita la Morte”, un testo che è piaciuto molto a dei critici quali Francesco Mulè, Francesco De Piscopo e altri. Un libro è come un figlio, quindi l’ho con amore, non ho pensato al successo, ma tutto ciò che facciamo per noi stessi, finisce con noi stessi. I libri, invece, servono soprattutto agli altri, perché il contenuto serve a rafforzare le coscienze in una dimensione sociale. Scriverò ancora altri libri.

  7. BIAGIO FILARDI

    Il successo? Beh… per dirne una – ma non solo – è quando riesci a vivere di scrittura, potendo così dedicarti alla tua passione senza preoccuparti della contingenza

    • Gianni Ianuale

      Il successo sta in quello che fai; se lo fai con amore e bene; per interesse economico è un’altra cosa; o lo fai solo perché puoi rafforzare con la tua saggezza una schiera di lettori? Desidero affermare che tutto ciò che si fa lo si fa per la comunità, per rafforzare le coscienze e lo si fa soprattutto per amore. Scrivere per me è come giocare al pallone, oppure assistere a un bel film. Questo certamente lo puoi fare se non sei aggressivo, se hai un’anima, e soprattutto perché puoi contribuire, attraverso la scrittura, anche ad educare gli altri. Potrei dire tante infinite cose, posso dire invece che scrivo fin da bambino e fino ad oggi ho pubblicato veramente tanto. Scrivere è come vivere la vita nel sole. MI occupo di recensioni e curo l’estetica espressiva. (Gianni Ianuale)

  8. Erica

    I successi editoriali che ho vissuto sulla mia pelle per il momento, sono stati le vittorie di due concorsi – fra l’altro segnalati su questo portale. Vorrei avere altrettanto successo vendendo tante copie quante quelle necessarie almeno a coprire i costi per la realizzazione del mio primo libro: è un illustrato, quindi il costo principale è stato quello dell’illustratore. Allo stesso tempo, il fatto di esser riuscita a stamparlo e a venderne qualche copia è stato per me un successo, simbolo del mio ingresso nel mondo editoriale. Dipende tutto dal valore che diamo al successo o che successo attribuiamo ad alcuni valori. Come hai scritto tu, possiamo ritenerci ‘di successo’ quando ciò che scriviamo viene approvato da pochi lettori, oppure quando vendiamo tante copie, o ancor diventa un lavoro che ci dia la possibilità di mantenerci…

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